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Il problema
dell'autostima, per me è sempre, in ultima analisi, anche un problema
religioso.
La fede mostra chi siamo veramente, da dove
traiamo il nostro valore. Ma non è sufficiente dire agli uomini che essi
dovrebbero aver fiducia in Dio e che in questo modo troverebbero anche la
fiducia in se stessi. La questione che si pone è come possiano imparare ad
aver fiducia in Dio: un appello alla fiducia non crea ancora la
fiducia.
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Spesso uomini religiosi si imbattono in un circolo vizioso,
attribuendo la colpa della loro mancanza di fiducia in Dio alla loro
scarsa preghiera, rimproverandosi per questo e poi cercando di pregare sempre
più, perchè finalmente la fiducia cresca. Ma essi possono pregare quanto
vogliono: continueranno a vivere situazioni in cui saranno privi di fiducia in
se stessi. La spirale dalla preghiera ai rimproveri nei confronti di se stessi
si chiuderà sempre più ed essi non potranno fare alcun passo
avanti.
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La fiducia in Dio non può essere ottenuta per forza neanche con
la preghiera: possiamo imparare ciò solo tenendo presente la fiducia che Dio
ha in noi ed esercitandoci alla fiducia in Dio. Si tratta di una grazia se in
noi, all'improvviso, appare una profonda fiducia in Dio e - mediante la
fiducia in Dio - una nuova fiducia in noi stessi. Un aiuto in questo senso è
agire come se si avesse fiducia.
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Possiamo, ad esempio, ripetere parole di fiducia tratte dalla
Bibbia, e poi provare a vedere come va, se agiamo come se fossero giuste. Se
ripetiamo sempre il salmo 118: "Il signore é per me: non avrò timore; cosa può
farmi un uomo?", allora possiamo entrare in contatto con la fiducia che è
già in noi. C.G. Jung ritiene che in noi sono presenti sempre entrambi i
poli: paura e fiducia. Non c'è uomo che abbia solo paura e qualcuno che abbia
solo fiducia.
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Troppo spesso tuttavia siamo concentrati sulla nostra paura. Se
viviamo le parole di fiducia della scrittura, scopriamo la fiducia stessa in
fondo alla nostra anima. Così essa può crescere in noi, tanto da prenderci
sempre più. Se meditiamo il salmo 23: "Il Signore è il mio pastore: nulla mi
mancherà", intuiamo certo che non si tratta di pura immaginazione.
Naturalmente nutriamo anche dubbi in proposito se ciò non sia troppo bello per
essere vero. Durante la meditazione facciamo però come se la frase fosse
giusta: allora può crescere in noi un sentimento di libertà e indipendenza
dalle persone. Comprendiamo che Dio ci basta, che egli ci dà ciò di cui
abbiamo bisogno, che ci dona il nostro vero valore.
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La realtà di fondo della nostra fede è che siamo accettati da Dio
incondizionatamente. nel battesimo Dio ha pronunciato su di noi la parola: "Tu
sei il figlio mio diletto, la figlia mia diletta; in te mi sono compiaciuto"
(cfr. Mc 1,11). Se viviamo di questa realtà, verranno a cadere molti dubbi,
allora cesseranno i messaggi negativi che spesso abbiamo udito: "Sei un buono
a nulla. Non ce la farai mai. Sei troppo stupido per questo".
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La domanda che si pone è se possiamo vivere di questa realtà della
fede, tanto da essere improntati da essa in maggior misura rispetto alle
autosvalutazioni, alle accuse e ai rimproveri che ci facciamo e dei quali
altrimenti viviamo. Per me la meditazione dei testi biblici e la
cosciente celebrazione delle feste cristiane sono delle strade
importanti.
La
meditazione di testi bibblici ( Da: A. GRÜN Autostima e accettazione dell'ombra )
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Durante gli
esercizi individuali do sempre alle persone che soffrono di mancanza di
fiducia in se stesse testi della Bibbia che possono aiutarle a creare fiducia
e a scoprire la loro autostima. Sia l'antico che il nuovo testamento ci
annunciani, in ogni pagina che abbiamo un valore indiscutibile.
Se potessimo credere alla nostra dignità divina, allora avremmo una sana
autostima, allora saremmo indipendenti dal giudizio degli
altri.
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Un testo che ci può aiutare ad
avere fiducia nella protezione di Dio, e a
riconoscere, in base a questa
fiducia, il nostro valore, è quello di Isaia 43: "Non
temere, perché io ti ho redento,
ti ho chiamato per nome: tu sei
mio. Quando attraverserai le acque, io sarò
con te e i fiumi non ti sommergeranno. Quando camminerai
in mezzo al fuoco, non ti
brucerai, la fiamma non ti consumerà; ...
perché sei prezioso ai miei occhi, hai valore, e io
ti amo. Darò uomini in tua
vece e popoli in cambio di te" (Is 43,2ss).
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Non considero
queste parole solo con la ragione, ma le lascio entrare nel cuore. Indago la
loro verità. "Se ciò fosse la mia realtà più profonda come mi sperimenterei?".
Mi devo ripetere spesso le parole e dirmi: "Questa è l'unica verità, più reale
del sentimento che tu provi in questo momento, più vera della tua stessa
autovalutazione". Allora può accadere che io inizi a sentire dentro di me
che Dio è in me, che ho un valore indiscutibile, che sono così prezioso agli
occhi di Dio che lui darebbe interi popoli in cambio di me. Né l'acqua - tutto
ciò che nel mio inconscio è minaccioso e pericoloso - mi può sommergere, ne il
fuoco delle mie passioni e dei miei istinti mi può bruciare. Non ho bisogno di
temere minacce dall'esterno né quelle dall'interno. Egli è con me.
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Personalmente continuo a fare l'esperienza che la meditazione di
queste parole aiuta le persone prive di fiducia in se stesse a scoprire il
proprio valore. Vedo continuamente persone che si accusano di non avere alcuna
fiducia in Dio e in se stesse. Esse non avrebbero in verità alcun
motivodi avere paura, perchè Dio le conduce. Tuttavia talia ppelli alla
fiducia sono solo nocivi, non possono eliminare la paura.
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La fiducia deve
cresere, deve penetrare anche l'inconscio e formarlo. E la fiducia può
crescere, se gustiamo le parole di Dio e le mastichiamo, se le facciamo
entrare sempre più profondamente dentro di noi
.
Allora esse, un po' alla volta, ci trasformeranno, allora creeranno in noi
fiducia e sicurezza.
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Meditando le parole della Bibbia non voglio ottenere nulla per
forza, neanche la fiducia in me stesso. Appelli morali ad avere fiducia perchè
Dio me lo dice servono a poco. Provocano solo una cattiva coscienza, il
pensiero di credere poco. La meditazione è una via più delicata: lascio che le
parole stesse della Bibbia agiscano in me. pongo me stesso e la mia mancanza
di autostima in Dio, perchè egli mi invada con la sua Parola, con il suo
Spirito, con il suo Amore.
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Non si tratta di risolvere i propri problemi, ma di lasciarsi
trasformare da Dio. Se un uomo ha sentito dentro di sé chi è davanti a Dio,
allora tratterà anche i suoi problemi in maniera diversa. Allora non dovrà
costringersi ad avere fiducia, conoscerà la sua più profonda realtà, la sua
dignità divina, la sua immagine unica che Dio ha fatto per
lui.
Dal vangelo secondo Matteo (14, 22-33)
Dopo che la folla si fu saziata, subito Gesù ordinò ai
discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli
avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a
pregare.
Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
La barca intanto
distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del
vento contrario.
Verso la fine della notte egli venne verso di loro
camminando sul mare.
I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono
turbati e dissero: «E` un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma
subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli
disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed
egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle
acque e andò verso Gesù. [30]Ma per la violenza del vento, s'impaurì e,
cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese
la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perchè hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano
sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio
di Dio!».
Da Il venerdì della Repubblica 15 Novembre 2002
Sono il padre di un
giovane omosessuale e oggi, dopo un periodo di apprendistato inizialmente
faticoso, sono entrato in contatto con un mondo di cui ignoravo quasi tutto fino
a quando il problema non mi ha personalmente coinvolto.
Mio figlio è una
persona straordinaria per sensibilità, disponibilità, comprensione, tolleranza e
ogni altrio sentimento che coinvolga la mente e il cuore di un essere umano nei
confronti degli altri. lo stesso posso dire dei suoi amici, che conosco
bene
.
Leggere sui giornali la
notizia che la chiesa ha deciso di precludere la strada del sacerdozio agli
omosessuali, per i molti casi di pedofilia al suo ionterno, è quanto di più
ingiusto e disumano si possa fare.
Così si incoraggia
un'atteggiamento razzista e repressivo che certo non avrebbe bisogno dell'aiuto
di quanti dovrebbero considerare gli esseri umani come tutti uguali, nel nome di
Dio.
Più tempo passa e meno
capisco la chiesa e le sue prese di posizione. Quest'ultima è di estrema gravità
e mi meraviglio delle tiepide accoglienze che i giornali gli hanno riservato,
oltre che al solito silenzio degli intellettuali.
Forse è facile compatire.... Congioire!
"Madre
nostra",
Insegnaci la carità
nella gioia e nel dolore. Abbiamo bisogno di un cuore che sappia riconoscere la
gioia degli altri e condividerla. Perchè ci è più facile com-patire che
con-gioire. La com-passione ci mette in condizione di superiorità psicologica
nei confronti di chi patisce, esalta, almeno come rischio, la personale libertà
dal dolore e la condiscendenza nel chinarsi al livello della depressione altrui.
La condivisione deklla gioia invece riconosce ed esalta il successo dell'altro e
se ne compiace: è un'atto d'amore più disinteressato.
Padre P. Giovanni Giorgianni S.I.