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Impariamo a... Incontro del 19 Giugno 2004 |
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Uno della folla gli disse: "Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità". Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni". Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio". Poi disse ai discepoli: "Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. (dal Vangelo di Luca, cap.12, vv. 13-32) |
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L'uomo
ricco del Vangelo di Luca è chiuso in se stesso, è solo,
è bloccato in quel punto in cui il suo io è il centro, alla
ricerca di una sicurezza tutta materiale. Il ricco cerca di riempire di
sicurezza il tempo e lo spazio perché proteggano il suo io (accumulare
denaro). Ma l'io non ha altra protezione che il darsi, il perdersi nell'altro,
superando la paura della morte. Da che cosa ci salva Cristo? Da questa
solitudine, da questa chiusura, dandoci la capacità di scoprire
l'altro, di comunicare con lui.Il ricco sceglie la "conservazione":
"Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati,mangia,
bevi e datti alla gioia".Ragiona con se stesso, perché di
fatto il suo atteggiamento di fronte ai beni, il vederli come cose da
conservare, lo scopre un uomo rimasto allo stadio della masturbazione,
della scoperta del proprio corpo come cosa in sé e non come veicolo
di relazioni. Il destino del ricco, cioè di colui che non è
arrivato a scoprire l'altro, è quello di non riuscire a riempire
il tempo e lo spazio di umanità. La creatività apparente
del ricco di fatto è una demolizione:"Demolirò i miei
magazzini e ne costruirò di più grandi". Il peccatore
è l'uomo fissato in sé, chiuso nel proprio io; la sua liberazione
è divenire capace di accogliere l'altro. Ci sono delle persone
che nessuno può liberare dal blocco del proprio io, dalla fissazione
narcisistica; incapaci d'amore scaricheranno sempre sugli altri il loro
insuccesso. Solo Gesù Cristo può liberare da questa solitudine
esistenziale che praticamente è l'inferno. Senza Cristo non possiamo
riempire il nostro vuoto, non possiamo vedere l'altro, riconoscerlo e
amarlo. La redenzione è guarire dalla solitudine, malattia contro
la quale l'uomo è impotente. Anche nel rapporto più integrale
possibile con l'altro si può rimanere fissati sul proprio io; cercare
di possedere l'altro e non assumerlo come altro da sé. La redenzione
è la condizione essenziale perché l'uomo sia un essere che
esce fuori da sé e si proietta nell'altro da sé. Chi vuole
salvare la propria vita deve perderla, donare la propria vita all'altro.
L'uomo ricco descritto da Luca è apparentemente uomo di intrapresa
e di progetto, circondato da servi e collaboratori. In realtà è
solo e cerca la sua sicurezza , il suo io. Il nostro uomo appare furbo,
previdente, di fatto è stupido. "Questa notte stessa ti chiederanno
(testo originale) la tua anima". Chi è il soggetto di questo
"ti chiederanno"? Sono gli altri, quelli che non hai saputo
identificare, quelli che non hai visti. L'io profondo, centro della nostra
persona, è centro di relazione, ma per salvarlo bisogna "perderlo"
in una relazione di comunione. Fratel Arturo Paoli
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