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Non temete... Incontro di Sabato 16 Aprile 2005 |
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Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla) nato a Wadowice (Krakov, Polonia) il 18 maggio 1920, è deceduto alle ore 21.37 del giorno 2 Aprile 2005 in Vaticano. Alle ore 20 era iniziata la celebrazione della Santa Messa della festa della Divina Misericordia nella stanza del Santo Padre, presieduta da Mons. Stanislaw Dziwisz. Nel corso della Santa Messa è stato amministrato a Giovanni Paolo II il Santo Viatico e, ancora una volta, il Sacramento dell'Unzione degli Infermi. Le ultime ore del Santo Padre sono state caratterizzate dalla ininterrotta preghiera di tutti coloro che lo assistevano e dalla corale partecipazione in preghiera delle migliaia di fedeli raccolti da molte ore nella Piazza San Pietro. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi
stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque
cosa chiederai a Dio, egli te la concedera". Gesu le disse: "Tuo
fratello risuscitera". (Giovanni. 11, 21-27) Una delle cose che più colpiva (positivamente) nel
Papa Wojtyla era la sua "umanità", la capacità
di essere e rimanere se stesso nelle più diverse situazioni, con
il bimbo o l'anziano, con i poveri o i potenti.
Ricordando tanti aspetti positivi, rincresce dover riconoscere l'incapacità (apparentemente rinforzata lungo il pontificato) di qualunque apertura sulla questione omosessuale, al di la di una generica proclamazione del rispetto dovuto alle persone come tali. Si sente il bisogno e l'urgenza che si arrivi ad una comprensione più approfondita e ampia di tale realta, senza negare ne minimizzare altre realta e valori importanti, come il matrimonio e la famiglia, il rispetto del corpo, la purezza di cuore. In questo momento, animati dalla speranza e dall'energia umana e spirituale che Giovanni Paolo II ci ha testimoniato, vogliamo augurarci che il futuro permetta, all'interno della Chiesa, un chiarimento e un serio approfondimento . Vegliate dunque, perché non sapete ne il giorno ne l'ora. Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e parti. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Cosi anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorita su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorita su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e cosi, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; la sarà pianto e stridore di denti. Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. (Matteo. 25, 13-31) |
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Lettura Breve (Tessalonicesi 1. 4,14 Invocazioni Dio Padre onnipotente, che ha risuscitato Gesù dai morti, ridonera
la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito. Illuminati
da questa speranza diciamo insieme: Padre buono, che ci nutri con il pane vivo disceso dal cielo, Padre santo, che per mezzo del tuo angelo hai confortato il tuo Figlio
nell'agonia del Getsemani, Tu, che hai liberato i tre fanciulli dalla fornace ardente, Dio dei vivi e dei morti, rendi partecipi della gloria del Cristo risorto
i nostri fratelli defunti,
O Dio, il cui unico Figlio nel mistero della Pasqua è passato da questo mondo alla gloria del tuo regno, concedi ai nostri fratelli defunti di condividere il suo trionfo sulla morte e di contemplare in eterno te, Padre, che li hai creati e redenti, Per il nostro Signore ... |