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Essere Cristiani ... concretezza nella ede Incontro di Sabato 12 Novembre 2005 |
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Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, A lui ho rivolto il mio grido, Se nel mio cuore avessi cercato il male, Ma Dio ha ascoltato, Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, (Salmo 65:16,20) |
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"Ricevete lo Spirito Santo"; a chi rimetterete
i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi"
(Gv 20,22-23). L'interpretazione ufficiale la considera l'incarico dato
ai soli apostoli, affinché amministrino questo tipo di giustizia
sugli altri. Ma come ignorare che Gesù è apparso nel "luogo
dove si trovavano i discepoli" (Gv 20,19 e 26), quindi ogni tipo
di discepolo e non solo gli apostoli? E la sua frase che precede l'effusione
dello Spirito non è rivolta chiaramente a tutti? "Come il
Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20,21): non sarebbe strano
che in un simile contesto abbia inteso dare ad alcuni dei presenti l'incarico
di rimettere o di non rimettere i peccati ad altri, anche loro presenti?
( ) Gesù non intendeva affidare alla comunità il potere
di perdonare i peccati, ma la responsabilità di far brillare la
luce del suo amore, portando nel mondo lo Spirito Santo che schiude le
porte al perdono del Padre. Quanti accoglieranno tale luce saranno purificati;
mentre chi, vedendola, si trarrà indietro, sprofonderà nelle
tenebre del suo peccato ( ) "Vi ho dato l'esempio perché come ho fatto io facciate anche
voi" (Gv 13,15): un'esortazione a trasformare i conflitti in armonia
di pace, gli schieramenti in condivisione fraterna, l'individualismo in
coinvolgimento da vivere nell'ottica divina, impossibile da percepire
senza donarsi agli altri. Ecco l'eucaristia: "fate questo in memoria
di me" ha detto Gesù, ma con la parola "questo"
non ha inteso riferirsi a gesti formali ( ) Il senso è ben altro:
fate anche voi questo che io ho fatto, donate concretamente il vostro
essere per la vita del mondo, ciascuno come può, secondo i propri
talenti. Un'eucaristia esistenziale, da celebrare ogni giorno nei rapporti
con sorelle e fratelli ( ) chi si fa pane, chi si dona agli altri, è
già entrato in una dimensione di vita che la morte non potrà
più scalfire ( ) Peccato è rifiutare la pienezza di vita,
mentre salvezza è accoglierla. Gesù toglie il peccato del
mondo perché dimostra che si può realizzare un livello di
vita umana pienamente matura. "Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui
chi vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio" (Gv
16,2) ( ) Quanti infatti sono stati "scacciati dalla Chiesa",
seviziati, torturati, uccisi in nome di Cristo, da chi credeva di "rendere
culto a Dio"! D'altra parte, coloro che detengono il potere e pensano
di essere i rappresentanti divini in terra, come potrebbero accogliere
un messaggio che pone tutti dalla stessa parte, buoni e cattivi, in una
famiglia unica? ( ) Gesù si offre in modo assai poco religioso:
non invita a rendere culto a Dio, ma a somigliargli ( ) se in nome di
Dio si può anche uccidere, nel nome del Padre si può solo
mettere a disposizione la propria vita, a beneficio di tutti. ( ) La sacralità
insegna che l'uomo è peccatore, deve pentirsi, purificarsi, chiedere
perdono a Dio ( ) che l'uomo sia un essere limitato, o se si preferisce
peccatore, è un fatto, ma per purificarsi non deve rivolgersi a
Dio e chiedere il suo perdono. La strada è molto più semplice:
basta perdonare i torti ricevuti ( ) La via maestra non è centrarsi
sui propri difetti, ma sulla benevolenza verso i difetti altrui ( ) e
non come gesto occasionale, né tanto meno condizionato dalla risposta
( ) Fondamentale è anche farsi parte attiva ( ) le conseguenze
vanno al di la del singolo gesto ( ) Perdonare è sciogliere l'amore
del Padre, che resta inevitabilmente legato, cioè non accolto,
quando vi sono resistenze a offrire quel perdono "di cuore"
che nasce da una mentalità nuova, capace di mettere al primo posto
la misericordia piuttosto che la giustizia o altro. (Tratto da: La Conversione dei Buoni
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