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La semplice ubbidienza Incontro di Sabato 20 Ottobre 2006 |
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Gesù cammina sul lago [Contesto: moltiplicazione dei pani, la folla è
saziata, Gesù ordina ai discepoli di salire in barca e congeda
la gente] 23Gesù salì da solo sul monte a pregare. Venne la notte, e Gesù era ancora là, solo. 24La barca era già molto lontana dalla spiaggia, ma aveva il vento contrario ed era sbattuta dalle onde. 25Sul finire della notte, Gesù andò verso i suoi discepoli camminando sul lago. 26Quando essi lo videro camminare sull'acqua si spaventarono. Dicevano: - È un fantasma! - e gridavano di paura. 27Ma subito Gesù parlò: - Coraggio, sono io! Non abbiate paura! 28Pietro rispose: - Signore, se sei tu, dimmi di venire verso di te, sull'acqua. 29E Gesù gli disse: - Vieni! Pietro allora scese dalla barca e cominciò a camminare sull'acqua verso Gesù. 30Ma vedendo la forza del vento, ebbe paura, cominciò ad affondare e gridò: - Signore! Salvami! 31Gesù lo afferrò con la mano e gli disse: - Uomo di poca fede, perché hai dubitato? 32Quando salirono insieme nella barca il vento cessò. (Matteo 14,23-32) Allora Gandalf gridò: -"Fuggite, sciocchi!" (J.R.R.TOLKIEN, Il Signore degli Anelli)
(OMERO, Odissea XXIV)
(SCRITTI DI SAN FRANCESCO D'ASSISI, Ammonizione III) |
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Il testo di Bonhoeffer (Sequela 67-74) tratta il tema della "Semplice ubbidienza" e fa parte dell'introduzione al Discorso delle Beatitudini. La pericope del Vangelo è emblematica e ci fa immediata chiarezza sul tema proposto. L'ordine impartito da Gesù "-Vieni!" non lascia dubbi e non permette interpretazioni d'intramezzo; dinanzi a quest'ordine rimane solo l'ubbidienza nuda e cruda: Pietro deve uscire dalla barca e cammina sulle acque, non c'è altra possibilità, lui non può star li a ragionare. Gesù chiede a lui la semplicissima ubbidienza, solo così farà l'esperienza della fede e della vera sequela. Bonhoeffer ci chiama l'attenzione sulla questione unica nei confronti
del testo Sacro, ed è la domanda: "Cosa Dio [Gesù]
vuol dire veramente?". È interessante vedere che questo tipo
di domanda viene posto soltanto alla Sacra Scrittura, come se il testo
"non volesse dire veramente quello che dice"; l'autore riporta
delle espressioni che sono molto conosciute da noi per indicare la nostra
ricerca di raggirare la chiarezza immediata degli ordini impartiti da
Dio: "noi invece diremmo
"; "noi lo intendiamo
";
"dovremmo intendere
" "La concreta chiamata di Gesù e la semplice ubbidienza hanno un loro senso irrevocabile. Con esse Gesù chiama nella situazione concreta, in cui è possibile credere in lui; chiama in modo tanto concreto e appunto così vuol essere interpretato, perché egli sa che l'uomo diventa libero per il credere solo nella concreta ubbidienza." [Dio ha una volontà, che egli vuole sia fatta. Di quale natura sia questa volontà, te lo dirà l'istante]. La chiamata di Dio alla sequela è sempre un'iniziativa di Dio, non un atto di volontariato umano, in tale caso anche il più eroico degli atti (come quello di dare tutte le proprie sostanze ai poveri) potrebbe diventare soltanto un'altra forma di narcisistica affermazione di se. Gesù ordina di abbandonare tutto senza darci altro che Lui stesso, e questo potrebbe essere ben poco visibile o gratificante agli occhi del mondo. È certo che l'ubbidienza alla volontà di Dio non è cosa che riusciamo con le nostre sole forze, ma la Parola non è neppure un ideale irraggiungibile: questa diventa "fattibile" nella forza dello Spirito di Dio: è Lui che sostiene la nostra debolezza, al punto di dare la forza del martirio agli inermi, perché "salvarsi ponendosi nella sequela non rientra nella umana possibilità, ma a Dio tutto è possibile." |
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Preghiera del giusto sofferente 56Questo mi è stato affidato:
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86Verità sono tutti i tuoi comandamenti; sono perseguitato a torto, proteggimi.
(Salmi 118 [4.10.30.34.60.86.88.105.142.176.56]) |