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Voi siete il sale della terra Incontro di Sabato 13 Gennaio 2007 |
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Il Signore è mia luce e mia salvezza, Quando mi assalgono i malvagi Se contro di me si accampa un esercito, |
Una cosa ho chiesto al Signore, Egli mi offre un luogo di rifugio E ora rialzo la testa (Salmi 27, 1-6) |
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Primo annunzio della passione 13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale
perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro
serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. (Matteo 5,13-16) |
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<<Voi siete il sale>>, non :<<dovete
essere il sale!>>. Non dipende dalla volontà dei discepoli
esserlo o no. Neppure viene loro rivolto un appello, perché diventino
sale della terra. Al contrario, essi lo sono, volenti o nolenti, in forza
della chiamata che li ha raggiunti. Voi siete il sale; non: voi avete
il sale. Sarebbe un fraintendimento riduttivo voler equiparare il messaggio
dei discepoli al sale. Qui si parla dell'intera loro esistenza, in quanto
rifondata dalla chiamata di Cristo alla sequela, di quella esistenza di
cui parlavano le beatitudini. Chi, raggiunto dalla chiamata di Gesù,
si trova nella sequela, a motivo di questa chiamata diventa sale della
terra nell'intera sua esistenza. D'altronde l'altra possibilità
consiste nel fatto che il sale perda il suo sapore e cessi di essere se
stesso. Cessa così di aver efficacia. Allora veramente non serve
più a niente, se non a venir gettato via. Questa è la qualità
specifica del sale. Ogni cosa deve venir salata: ma il sale, se perde
il suo sapore, non può più venir salato. Con il sale si
può conservare tutto, anche i materiali più guasti, solo
il sale che ha perso il sapore è guasto senza speranza. (cfr. Bonhoeffer D., Sequela, Brescia, 2004, pag.108-110). |
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Non voi, ma le vostre buone opere gli altri devono
vedere, dice Gesù. Che cosa sono queste buone opere che si possono
vedere in questa luce? Non possono essere altro che le opere prodotte
da Gesù stesso in loro, nel chiamarli, nel renderli luce del mondo
sotto la sua croce - l'esser poveri, stranieri , miti, pacifici, e in
ultimo persecuzione e rifiuto: e in tutto questo una sola cosa, il portare
la croce di Gesù Cristo. La croce è la luce singolare che
qui risplende, in cui soltanto possono vedersi tutte queste buone opere
dei discepoli. In tutto questo in effetti non si dice che diventa visibile
Dio, ma che si vedono le <<buone opere>> e che la gente loda
Dio per esse. Visibile diventa la croce e con essa le opere della croce,
le ristrettezze e la rinuncia di coloro che sono chiamati beati. E non
è più l'uomo a poter essere lodato per la croce e per una
tale comunità, ma solo Dio. Se le buone opere fossero virtù
umane, quali si voglia, non si dovrebbe lodare il Padre a causa loro,
ma il discepolo. Mentre qui non c'è più nulla per cui lodare
il discepolo che porta la croce e la comunità la cui luce risplende,
così da renderla visibile sul monte: per le sue <<buone opere>>
può essere lodato solo il Padre nei cieli. Così gli altri
vedono la croce e la comunità della croce e credono in Dio. Ma
questa è la luce della resurrezione." (cfr. Bonhoeffer D., Sequela, Brescia, 2004, pag. 111-112) |
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