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Incontrare Gesù Ritiro di Sabato 24 e Domenica 25 Febbraio 2007 |
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Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra, (Isaia 49,13-16) |
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Queste parole si leggono nel libro del profeta Isaia, precisamente nella
seconda parte di quel testo, opera di un profeta anonimo chiamato per
convenzione Deutero-Isaia (=Secondo Isaia, Is 40-55). Il Deutero-Isaia
vive e predica intorno all'anno 550, in un periodo molto particolare della
storia di Israele. Nel 587 Gerusalemme è stata invasa dalle truppe
babilonesi di Nabucodonosor, la popolazione è stata deportata e
il tempio distrutto(il "Nabucco" di Verdi racconta proprio questa
vicenda). Per la popolazione del Regno di Giuda questi eventi sono stati
un trauma indicibile. Dio aveva promesso di stare accanto al suo popolo,
di non far mai venire meno la dinastia davidica (2 Sam 7, 1-17). Su questa
promessa molti avevano confidato come in qualcosa di magico: più
che ricordare il loro impegno di restare fedeli al Signore, avevano fatto
delle istituzioni religiose di Giuda un feticcio, un portafortuna. Geremia
rimproverava con vigore questo (Ger 7, 1-7), ma resta inascoltato, fino
a quando non sopraggiunge la catastrofe della deportazione. Il popolo
è confuso: dov'è Dio? E' andato in fuma con il tempio? Si
è dimenticato con il suo popolo? Inizia l'esilio dei Giudei, deportati
a Babilonia. Proprio a questi è inviato il Deutero-Isaia. Nel 550
Ciro, il re di Persia, ha sconfitto i Babilonesi e, quasi a disfare quello
che questi hanno fatto, ordina ai Giudei di tornare indietro,di ricostruire
il tempio (2 Cr 36, 22-23). Per il Deutero-Isaia è il segno della
fedeltà di Dio alle sue promesse; anche se il popolo è stato
infedele e per questo ha conosciuto la tragedia dell'esilio, cioè
ha visto venir meno tutte quelle cose in cui confidava, per riporre le
speranza in Dio solo. Ma c'è un problema: il popolo, ormai assuefatto
alla vita in Babilonia, non vuole tornare indietro, quasi come se avesse
paura di fidarsi ancora di Dio. Il profeta dunque pronuncia parole di
incoraggiamento, quali sono quelle che abbiamo appena letto. Tutta la
creazione è invitata a gioire, quasi unendosi alla gioia del popolo,
"consolato" da Dio. In effetti tutta l'opera del Deutero-Isaia
è spesso chiamata, dal suo incipit (Is 40, 1) "Libro della
consolazione di Israele". Dio non è indifferente al dolore
del suo popolo, ma gli si fa vicino e ne lenisce le sofferenze. Per il
Deutero-Isaia questa è una realtà meravigliosa e commovente,
tanto da esprimerla con una delle più belle ed efficaci immagini
bibliche. Può una madre essere indifferente al dolore del suo bambino?
Questo è altamente improbabile: ma se anche una madre si dimenticasse
del suo bambino, Dio non si dimentica del suo popolo, di chi si affida
a Lui. Una nuova immagine esprime questo concetto: Dio ha disegnato sulle
sue mani il profilo di Gerusalemme (centro della vita e della politica
del regno di Giuda), per non dimenticarla, per tenersela sempre sotto
gli occhi, come un memento continuo. |
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Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò
nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice
di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo,
venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi
piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava
con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella
vista il fariseo che l`aveva invitato pensò tra sé. "Se
costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei
che lo tocca: è una peccatrice". Gesù allora gli disse:
"Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, dì
pure". "Un creditore aveva due debitori: l`uno gli doveva cinquecento
denari, l`altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò
il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?".
Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più".
Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene". E volgendosi verso
la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella
tua casa e tu non m`hai dato l`acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato
i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi
hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di
baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma
lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati
i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui
si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati
i tuoi peccati". Allora i commensali cominciarono a dire tra sé:
"Chi è quest`uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli
disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; và in pace!". (Luca 7,36-50) |
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Il Nuovo Testamento si presenta, tutto intero, come una proposta di
Dio che vuole perdonare e salvare l'umanità, una proposta che ha
il volto di Gesù, che risuona nelle sue parole, che si compie attraverso
il suo gesto supremo, quello di dare la vita per l'umanità, per
ciascuno di noi, per me. |
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Entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome
Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù,
ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di
statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un
sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul
luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". In fretta
scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano:
"E` andato ad alloggiare da un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi,
disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni
ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto".
Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa
casa, perché anch`egli è figlio di Abramo; il Figlio dell`uomo
infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". (Luca 19,1-10) |
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L'episodio di Zaccheo, un testo proprio del vangelo secondo
Luca, è l'ultimo episodio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme.
Esso si pone subito dopo un testo sinottico, quello della guarigione del
cieco di Gerico, quasi come illustrazione del potere esercitato da Gesù
per recuperare l'integrità perduta dell'uomo. Zaccheo per i suoi
correligionari ebrei è un peccatore in quanto pubblicano, ed è
addirittura un capo dei pubblicani. In più è ricco, e questa
non è notazione di poco conto nell'opera lucana, particolarmente
attenta al problema della sperequazione sociale (si pensi al Magnificat
o ai primi capitoli degli Atti degli Apostoli, giusto per fare un esempio). |
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La trasformazione di Zaccheo avviene ad opera di uno
sguardo: l'essere guardato da Gesù, l'essere chiamato per nome
da lui hanno dato una svolta alla vita dell'"arcipubblicano".
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[Mentre era a cena con i suoi apostoli Gesù disse:]
"Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il
grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu,
una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli". E Pietro gli disse:
"Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte".
Gli rispose: "Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo
prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi". (Luca 22,31-34;54-62) |
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Pietro è certamente uno dei personaggi del Nuovo
Testamento che conosciamo meglio: ci sono ben noti il suo entusiasmo,
la dedizione a Gesù, ma anche le sue paure, e i gesti talvolta
meschini. Il brano che abbiamo ascoltato ci narra un episodio della passione
di Gesù, quello del rinnegamento di Pietro. Gesù, nel suo
discorso di addio ai discepoli, ha predetto quel rinnegamento. |
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Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li
precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò
a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: "Giuda, con un
bacio tradisci il Figlio dell`uomo?". Allora quelli che eran con
lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: "Signore,
dobbiamo colpire con la spada?". E uno di loro colpì il servo
del sommo sacerdote e gli staccò l`orecchio destro. Ma Gesù
intervenne dicendo: "Lasciate, basta così!".. (Luca 22, 47-51) |
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L'evangelista Giovanni va oltre Luca, e ci dà anche il nome di quello che vuol difendere Gesù addirittura con la violenza. Si tratta di Pietro, proprio di lui:: |
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Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori
e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l`orecchio
destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro:
"Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che
il Padre mi ha dato?". (Giovanni 18, 10-11) |
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Non si può dunque dire che Pietro ha avuto paura
di compiere un gesto in difesa del suo maestro! Ma, allora, perché
rinnega? Dov'è tutto il suo affetto per Gesù, tutta la sua
fiducia in lui? |
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Chi ci separerà dunque dall`amore di Cristo? Forse
la tribolazione, l`angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità,
il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: (Romani 8,35-38) |
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Chi ci separerà dall'amore di Cristo?" (Rm
8, 35) |