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L'incontro di Giona Incontro di Sabato 25 Ottobre 2008 |
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La Bibbia parla di un profeta minore di nome Giona, figlio di Amittai, vissuto al tempo di Geroboamo II, che fu re d'Israele nel VIII sec. a.C. (vedi 2 Re 14,25). Tuttavia lo stile e il contenuto del nostro libro suggeriscono, secondo alcuni studiosi, una data di composizione successiva all'esilio babilonese. In quest'epoca, gli Ebrei si trovano in stretto contatto con popolazioni pagane. Nel suo racconto didattico, l'autore, con uno stile un po' ironico, presenta ai suoi connazionali il dramma spirituale che nasce dal contrasto tra le difficoltà e i dubbi di un profeta e Dio, il quale vuole la salvezza di ogni uomo perché è il Dio di tutti. L'esperienza vissuta dal profeta è simile a quella di ogni Ebreo e di ogni uomo chiamato da Dio a svolgere una missione . |
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La Parola del Signore è rivolta a Giona, al quale viene comandato di andare a predicare a Ninive , la Grande Città. Nel progetto di Dio vi è il comando di alzarsi e far conoscere alla città di Ninive la Parola di Dio e in particolare che quanto accade in quella città, Dio ne è a conoscenza. Giona evidentemente non è un cuor di leone, perché invece fugge,imbarcandosi a Giaffa per recarsi a Tarsis,nella direzione opposta di Ninive. ma questa è investita da un fortunale e rischia di essere colata a picco dalla violenza dalle onde. Giona allora ritrova improvvisamente il proprio coraggio e svela ai compagni di viaggio che la colpa dell'ira divina è sua, poiché ha rifiutato di obbedire a Dio e affinché la nave sia salva, egli deve essere gettato in mare. In questo cammino tra l'uomo e Dio, tra Dio e il suo profeta, vi è il rischio di fare il cammino in discesa, vi è il rischio di salire in cattedra e insegnare a Dio la giustizia: "Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato". Se Dio chiede al profeta di alzarsi, egli tradisce, cioé scende sempre più in basso, preferisce il silenzio e fuggire lontano da Dio. Giona gettato in mare è inghiottito da un grande pesce, dove rimane tre giorni e tre notti. Giona rivolge a Dio un'intensa preghiera, che ricorda uno dei Salmi. Allora, dietro comando divino, il pesce vomita Giona sulla spiaggia. Giona continua a scendere sempre più in basso anche quando Dio scatena una tempesta sul mare, egli scende "nel luogo più riposto della nave" ed infine viene gettato nel fondo degli abissi. Quante volte Dio ci chiede di alzarci per sollevare dal male la grande città! Noi come il profeta, ci chiudiamo dentro, rifiutiamo Dio e la sua Parola, scendiamo negli abissi, preferiamo dormire profondamente, addormentare la coscienza con l'anestetico del nostro io. Giona in questo racconto si mostra come il vero peccatore. Cerca di mettere tra sé e Dio il deserto e il mare che sono i simboli del male, il sonno che è il simbolo di una coscienza morta, la scelta dell'oblio, la lontananza da Dio. Il sonno di Giona evita di pensare, di avere consapevolezza, di essere responsabile, ma "è ormai tempo di svegliarsi dal sonno!". Giona ottempera la sua missione e va a predicare ai niniviti. Questi, contro ogni aspettativa, gli credono, proclamano un digiuno e Dio decide di risparmiare la città. Ma Giona non è contento del perdono divino, voleva la punizione degli oppressori del suo popolo. Così si siede davanti alla città e chiede a Dio di farlo morire. Il Signore fa spuntare un ricino sopra la sua testa per apportargli ombra, ed egli se ne rallegra. Ma all'alba del giorno dopo un verme rode il ricino che muore, il sole e il vento caldo flagellano Giona, che invoca di nuovo la morte. Allora il Signore risponde con parole divenute celeberrime: "Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita; ed io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?". Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva. Infatti
l'annuncio è lieto: "se vi convertirete, sarete salvati".
Ma nella mente e nel cuore di Giona vi è tutto l'opposto, lui è
lì che annuncia una sciagura, la morte per i Niniviti e questo,
a causa del loro peccato. Il popolo si riveste di pentimento, tende a
cambiare vita dinanzi agli occhi e al cuore di Dio, mentre il profeta
di Dio, si siede presso Dio: "Giona uscì dalla città
e sostò a oriente di essa". Sappiamo che l'oriente nel linguaggio
biblico indica la realtà divina. Giona con la sua arroganza pensa
di sedere presso quella realtà, ma è seduto sopra il suo
orgoglio, sopra la sua arroganza, sopra se stesso aspettando Dio che mantiene
la sua promessa: la distruzione di Ninive. Ma Dio cambia e questo fa imbestialire
Giona che si scandalizza e cerca la morte scendendo nel più profondo
degli abissi. Ma è dal profondo di questo abisso che Dio sconcerta
l'uomo che non ne capisce il comportamento. Dio vuol fare risorgere l'uomo
perché è la misericordia più difficile ad avere è
quella con noi stessi; non ci perdoniamo mai e non abbiamo misericordia
con gli altri perché non l'abbiamo con noi stessi. Purtroppo alcuni
di noi si comportano come Giona; preferiamo restare fuori dalla città,
ci comportiamo come il figlio maggiore che non riesce a fare la festa
di famiglia perché in quella casa, in quella città è
avvenuta la conversione, è stata inondata dalla misericordia del
Padre. |
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"Nella mia angoscia ho invocato il Signore Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare Io dicevo:Sono scacciato Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, |
Sono sceso alle radici dei monti, Quando in me sentivo venir meno la vita, Quelli che onorano vane nullità Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio |
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