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Liberare la coscienza gay Incontro di Sabato 24 Gennaio 2009 |
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Dal profondo a te grido, o Signore; 3 Se consideri le colpe, Signore, 6 L`anima mia attende il Signore (Salmi, 129) |
Signore Gesù Amen |
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Un principio universalmente riconosciuto è: "fare agli
altri ciò che vorremmo essi facessero a noi. Ama il prossimo tuo
come vorresti che il prossimo amasse te". Lo sviluppo del senso morale negli individui è una tematica ampiamente dibattuta dal punto di vista psicologico, sociale, filosofico e religioso: comprendere i meccanismi della formazione della coscienza morale e i fattori che la influenzano può aiutare a comprende meglio se stessi. |
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C'è un generale consenso tra gli studiosi di questa materia circa gli stadi dello sviluppo della coscienza morale definiti da L. Kohlberg che sono qui brevemente descritti:
La nostra fede è sapere che agli occhi di Dio che sono in Cristo, allo sguardo divino attraverso il quale possiamo ricevere un nuovo essere, noi piacciamo |
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14Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. 16Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. 17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. 20Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 22Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. 23Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 24Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. 26Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. 28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 30E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. ( Matteo, 25, 14-30) |
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Punto chiave in questa parabola è l'immagine che i servi si fanno del loro padrone. E' questo il fattore determinante per la loro coscienza, la molla di tutto il loro agire. Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio: costui è il Signore stesso che dopo essere stato con noi è partito per un paese lontano: è finito sulla croce, il punto più lontano da Dio, là si è fatto prossimo ad ogni lontananza e sofferenza diede cinque talenti: i talenti non sono doti naturali, ma la coscienza della Sua grazia, e del suo perdono. Tutto ciò che ho e sono l'ho ricevuto in dono, non conta la quantità ma il fatto che tutto è dono a ciascuno secondo la propria capacità: la diversità non segna un limite ma apre lo spazio di relazione libera e liberante con gli altri, se non è così, la diversità può diventare lo spazio diabolico della divisione trafficò e guadagnò: ognuno deve investire il "suo" dono, chi ha la coscienza libera può osare, inventare nuovi temerari progetti che non sembrano affatto parte del programma, non ha paura di sbagliare, la coscienza viene liberata per agire e per divenire, ed è questo l'invito che Gesù ci rivolge prendi parte alla gioia del tuo padrone: questa è la grande ricompensa, Dio ci vuole liberi e felici, la sua gioia diventa la nostra gioia Signore, so che sei un uomo duro: costui ha una conoscenza falsa del Signore, ha rancore verso colui al quale deve la vita, non considera se stesso come dono, il suo rapporto con Dio è quello di un creditore non di un figlio, ha paura, agisce condizionato, si allontana si nasconde servo malvagio e infingardo: la sua cattiveria nasce dall'aver considerato cattivo Dio, catturato dalla paura è finito in catene, un morto vivente, incapace di muoversi. La causa del suo fallimento è la falsa immagine che ha del "padrone", per questo dobbiamo superare l'inganno che ci fa considerare cattivo Dio, chi risponde all'amore è in grado di ricevere sempre toglietegli dunque il talento: restituire un dono è il
massimo insulto, chi non ama distrugge se stesso, chi non si apre al dono
della vita è fuori di sé, non fiorisce, anzi regredisce,
perde la propria vita |
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CIO' CHE CREDO
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