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Solitudine Incontro di Sabato 10 Ottobre 2009 |
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Fino a quando, o SIGNORE, mi dimenticherai?
Fino a quando avrò l'ansia nell'anima |
Guarda, rispondimi, o SIGNORE, mio Dio! affinché il mio nemico non dica: "L'ho vinto!" Quanto a me, io confido nella tua bontà; (Salmi - 13) |
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"Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto
percorrere in questi 40 anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla
prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato
o no i suoi comandi" ( Deuteronomio 8,2) |
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L'uomo è un animale sociale, ma la solitudine è sempre
stata un valore della comunità. In particolare l'isolamento è
stato interpretato come una dimensione essenziale dell'esperienza religiosa,
anche se limitato ai pochi che lo sceglievano volontariamente. Attraverso
la solitudine degli spiriti eletti, la collettività rinnova il
suo rapporto con il divino. Il profeta e l'eremita, inseguono le loro
ricerche visionarie, invocano la trance nel deserto, in una foresta o
in una grotta. Perché la loro voce trova ascolto solo nel silenzio.
La vita sociale è un brulichio di preoccupazioni meschine, un fermento
di interessi quotidiani e le istituzioni religiose non fanno eccezione.
Non si può ascoltare Dio tra il chiacchiericcio della gente, e
nella confusione la parola divina esita a discendere sul monarca e sul
sacerdote, nonostante le loro pretese. Per l'uomo l'esperienza della comunità
è la norma, ma l'incontro solitario con Dio è l'atto eccezionale
che la ravviva. Eccezionale perché nessuno è profeta in
patria: Tiresia (*) fu insultato prima di ottenere la sua vendetta, mentre
Teresa (**) fu processata prima di essere canonizzata. La solitudine religiosa
è una specie di meccanismo sociale di autocorrezione, un modo di
bruciare il sottobosco della consuetudine morale e spirituale. (liberamente tratto da www.solitudine.org) (*)Tiresia è una figura della mitologia greca. |
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Internet è arrivata come una benedizione. Ha permesso alle persone
isolate di comunicare e a quelle emarginate di incontrarsi. Il genitore
indaffarato può restare in contatto con gli amici lontani. L'adolescente
omosessuale non deve più sentirsi uno sfigato. Ma internet ormai
è cresciuto troppo. Dieci anni fa scrivevamo messaggi elettronici
su computer ingombranti e li trasmettevamo collegandoci via telefono.
Ora mandiamo sms con il cellulare, pubblichiamo foto su Facebook e seguiamo
perfetti sconosciuti su Twitter. Un flusso costante di contatti mediati,
virtuali, apparenti o simulati ci tiene collegati all'alveare elettronico,
mentre il contatto reale sembra contare sempre di meno. L'obiettivo ora
è semplicemente farsi conoscere, diventare una specie di celebrità
in miniatura. Quanti amici ho su Facebook? Quante persone leggono il mio
blog? Quanti risultati di Google genera il mio nome? La visibilità
garantisce la nostra autostima, diventando il surrogato di una vera relazione.
Fino a poco tempo fa era facile sentirsi soli. Oggi è impossibile.
Cosa significa amicizia quando hai 532 "amici Facebook "? (Liberamente tratto da www.solitudine.org) |
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"Il vostro cattivo amore per voi stessi fa della vostra solitudine
una prigione" (F. Nietzsche, Also Sprach Zarathustra). Le persone
che non si sopportano e soccombono all'apatia e all'inquietudine non appena
rimangono sole, le persone che non si piacciono abbastanza per sentirsi
bene in compagnia di se stesse, sono prigioniere della mancanza di amore
di sé. Inutilmente vagano per il mondo alla ricerca di qualcuno
che abbia la chiave per aprire la loro prigione dall'esterno. Cercano
nuovi amici, nuovi amori, nuovi analisti, nuove guide ideologiche, maestri,
guru, lama che svelino loro il segreto della parola magica e li liberino
dall'isolamento. Ma la porta della prigione si apre soltanto dall'interno,
e loro stessi sono la chiave che può aprire quella porta. La liberazione
dalla prigionia nell'Io inizia con l'amore di sé. (liberamente tratto da www.solitudine.org) |
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