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Oltre fallimenti e sensi di colpa Incontro di Sabato 16 Gennaio 2010 |
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13In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il
mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide
Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse:
"Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì. ( Marco 2,13-17) Colui che con i suoi cambi prima speculava avidamente sul guadagno e traeva lucri spietati dalle fatiche e dai rischi dei barcaioli, chiamato da una sola parola lasciò i beni propri, lui che rubava i beni altrui; e, abbandonato l'abbietto banco, si mette a camminare dietro il Signore. (Sant'ambrogio, Commento su San Luca, V, 16) |
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Sarebbe auspicabile invece riconoscere l'artificialità dei concetti che classificano il desiderio umano danneggiano in pari misura la vita dei cosiddetti omosessuali ed eterosessuali. Proprio come non ci sono diverse "razze" umane, non ci neppure diverse "predisposizioni". Esistono le diverse persone. Gli esseri umani sono uguali nell'essere differenti [ ] Su questa strada della liberazione da categorie stigmatizzazioni costruite dagli uomini anche la creazione di Dio avrebbe forse una opportunità di essere da noi riconosciuta come un dono al quale appartiene il desiderio umano nel suo complesso: non come qualcosa di pericoloso, ma come una forza che rende possibile l'emergere di vicinanza, solidarietà e amore. (pp. 35-36) |
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La presa di coscienza si costruisce anche sulla dialettica, oltre che sull'armonia. Per esempio, una cattedrale gotica si regge sulla spinta degli archi a contrasto, mentre se le arcate fossero tutte uniformi la cattedrale non sarebbe in piedi. È difficile dire quale sarà il magistero ecclesiastico del futuro, ma se vorrà sperare in un sufficiente ascolto dovrà soprattutto smetterla di temere il dissenso, che ha sempre funzioni preziose. Contemporaneamente però, sull'altro versante, chi avverte nella sua coscienza l'invito a dissentire dovrà impararlo a farlo in modo affettuoso e non con astio o rabbia, atteggiamenti che finiscono per alimentare le giustificazioni all'autoritarismo. (pp. 67-68) Su quale altra via il magistero potrebbe ricuperare autorevolezza, se non liberando le coscienze da pressioni psicologiche per aiutarle a maturare verso una maggiore autonomia? Se non sollecitando comportamenti responsabili, senza obbligarvi alcuno contro la propria volontà? (p. 68) È finita l'era delle coscienze delegate, schieramenti e contrapposizioni possono avere efficacia politica o militare, ma per loro natura sono incompatibili con il Regno di Dio, che invece "si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutto fermenti" (Mt 13,33). Forse che il lievito non tradirebbe la sua funzione se si schierasse in difesa della propria identità? (p. 75) La serena disobbedienza e l'affettuoso dissenso non mettono in dubbio l'assistenza dello Spirito Santo, purché intesa in modo sostanziale, quello che si misura sui frutti, sul cammino creativo che costruisce pace e armonia [ ] e poi la fede ha bisogno per sua natura di essere riscoperta e rinnovata ogni giorno, con tutti i dubbi, gli interrogativi e i rischi che ne fanno parte integrante. L'ipotesi di poterla fissare per sempre in qualcosa di garantito è un'illusione che la vedrebbe svanire d'incanto. (p. 77) Come liberarsi dalle catene che hanno condizionato il passato? Come sperare in un futuro più cristiano? Che il male non prevarrà è irrinunciabile patrimonio di fede, e tuttavia sarebbe auspicabile avere un po' più di fiducia nello Spirito Santo, anziché continuare a creargli ostacoli o resistenze. (p. 78) Anche il cammino personale di Gesù era cosparso di ostacoli, insidie, eventi drammatici, ma lui non si è tirato indietro perché ascoltava la voce del Padre, senza scendere a compromessi con la coscienza. (p. 82) Il luogo dove costruire il regno di Dio resta inequivocabilmente qui, su questa terra [ ] il discepolo, il figlio maturo e consapevole che pur con mille difficoltà cerca di pensare secondo Dio, sa che il mondo è il suo campo di lavoro, dove poter continuare l'opera di Cristo: "non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo" (Gv 12,47). Nessuna contrapposizione conflittuale, ma un paziente deciso e perseverante lavoro di trasformazione. (p. 85) |
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Ascolta Signore le mie parole: cerca di comprendere le mie difficoltà.
Aiutami, ti prego, mio re e mio Dio. Fino dal mattino ascolta la mia voce:
chiamo Te e attendo. (dal Salmo 5) |