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La coscienza come tribunale supremo Incontro di Sabato 30 Gennaio 2010 |
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13 Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà.
Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere
secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni
degli altri.
14 Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo
precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso.
15 Ma se vi mordete e
divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli
uni gli altri! ( Marco 2,13-17) 12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. (Matteo 7,12) In quel tempo Gesù disse: 28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. 29 Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso.Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». (Matteo 21,28-31) |
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1778 La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. È attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della Legge divina: (dal Catechismo C.C.) La coscienza " è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. [...] Essa è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo " (John Henry Newman, Lettera al Duca di Norfolk, 5) "La moderna idea secolare di coscienza la considera come una "creazione dell'uomo", nulla più di "un egoismo lungimirante" e - questa è una delle penetranti osservazioni di Newman - "un desiderio di essere coerenti con se stessi " . Newman riformula il tradizionale concetto cattolico di coscienza come sovrana ma dipendente da un'autorità esterna: "La coscienza è l'originario Vicario di Cristo, profeta nelle informazioni, monarca nella perentorietà, sacerdote nelle benedizioni e negli anatemi, e, anche se il sacerdozio eterno attraverso la Chiesa cessasse di esistere, in essa il principio sacerdotale rimarrebbe e avrebbe autorità". Nella società secolarizzata questo "severo assistente" è stato sostituito da un " surrogato", ovvero "il diritto di pensare, parlare, scrivere, agire secondo il proprio giudizio o il proprio umore, senza darsi pensiero di Dio", in altre parole da nient'altro che "il diritto della volontà". Allora la coscienza diventa semplicemente " il diritto assoluto e la libertà di coscienza di dispensarsi dalla coscienza". (Ian Ker - Avvenire, 26 marzo 2009) "Newman parte dall'affermazione fondamentale che la coscienza non è semplicemente un senso di proprietà, rispetto di sé o buon gusto, che si forma con la cultura generale, l'educazione e i costumi sociali. Essa invece è l'eco della voce di Dio dentro il cuore dell'uomo, la pulsazione della legge divina che batte dentro ogni persona come un modello di ciò che è giusto e sbagliato, con un'indiscutibile autorità." (Dalla lettera di Giovanni Paolo II all'arcivescovo di Birmingham, 1990) |
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1784 L'educazione della coscienza è un compito di tutta la vita.
Fin dai primi anni essa dischiude al bambino la conoscenza e la pratica
della legge interiore, riconosciuta dalla coscienza morale. Un'educazione
prudente insegna la virtù; preserva o guarisce dalla paura, dall'egoismo
e dall'orgoglio, dai sensi di colpa e dai moti di compiacenza, che nascono
dalla debolezza e dagli sbagli umani. L'educazione della coscienza garantisce
la libertà e genera la pace del cuore. (dal Catechismo C.C.) "In sintesi: la coscienza è un principio impiantato in noi prima di ogni formazione, sebbene l'educazione e l'esperienza siano necessarie per la sua maturazione. Essa è sovrana, ma non autonoma. La coscienza, secondo Newman, possiede il supremo diritto di giudizio a condizione che sia responsabile: "La coscienza ha dei diritti perché ha dei doveri". E aggiunge Benedetto XVI che "nel concetto di coscienza è compreso un obbligo, quello cioè di aver cura di essa, di formarla e di educarla" (p. 158) Il Papa elogia la coscienza, intesa come capacità di giudicare del bene e del male. Ma la coscienza va educata. Questo oggi non si sottolinea spesso, perché va contro lo spontaneismo e il culto dell'autenticità spesso assolutizzati. Si parla spesso, infatti, di formazione a tutti i livelli, ma si trascura l'educazione della coscienza. Si teme forse che ciò significherebbe farle violenza. Spesso non si sa più che cosa significhi un lavoro su di sé, un'ascesi. Ma sottolinea già il pagano Aristotele che le "virtù naturali", non coltivate, non sono vere virtù e non bastano. E anche Tommaso precisa che, benché non si possa non seguire la coscienza, anche quando comanda ciò è errato, tuttavia si è colpevoli di non averla educata attraverso l'esercizio della virtù. (da: Angelo Campodonico, commento a: Benedetto XVI, Elogio della coscienza, Cantagalli 2009) |
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1790 L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria
coscienza. Se agisse deliberatamente contro tale giudizio, si condannerebbe
da sé. Ma accade che la coscienza morale sia nell'ignoranza e dia
giudizi erronei su azioni da compiere o già compiute. (dal Catechismo C.C.) Il card. Newman insegna che, nonostante la coscienza esista nel cuore umano prima che esso riceva qualsiasi formazione, è tuttavia dovere di un cristiano informarla ed educarla con la guida di un'autorità, al fine di condurla a maturazione e perfezione. Lasciata a se stessa e trascurata, essa può diventare una contraffazione del sacro potere che è, e trasformarsi in una specie di fiducia in sé e di deferenza verso il proprio giudizio soggettivo e personale. Le parole di Newman sono inequivocabili e perennemente valide: "La coscienza ha i suoi diritti perché ha i suoi doveri". (Difficulties felt by Anglicans, Londra 1910, Vol. II, p. 250).(Dalla "Lettera di Giovanni Paolo II", cit.) "
Newman (afferma): "la coscienza è il primo dei
vicari di Cristo. Questo significa che i cattolici hanno il dovere di
dire la verità, di riconoscerla anche quando fa male e di affermarla
anche contrapponendosi a uomini di Chiesa. Quanto avrebbe da guadagnare
la Chiesa dall'esistenza nel mondo cattolico di uomini liberi come erano
nel Medioevo santa Caterina, Dante o Antonio da Padova, veri figli di
Dio i quali sanno che non si serve Dio con la menzogna, con l'omertà
e col servile vassallaggio di un certo clericalismo. Quanti fatti orrendi
sarebbero stati evitati, risparmiando alla Chiesa la vergogna e l'onta. (J.Ratzinger, da: Commentary on the documents of Vatican II, vol. V, pag. 134, Herder and Herder, 1967-1969, New York) |
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"Avevamo sperimentato la pretesa di un partito totalitario, che
si concepiva come la pienezza della storia e che negava la coscienza del
singolo. Hermann Goering aveva detto del suo capo: "Io non ho nessuna
coscienza! La mia coscienza è Adolf Hitler". L'immensa rovina
dell'uomo che ne derivò, ci stava davanti agli occhi. (dal discorso del card. J.Ratzinger per il centenario della morte del card. Newman, Roma 1990) "Newman ha sempre ribadito la dignità della coscienza, senza cedere minimamente all'arbitrarietà o al relativismo. Ha dimostrato che la coscienza non è opposta alla Verità, ma - al contrario - è l'avvocata della medesima nel nostro cuore, è "l'originario vicario di Cristo". In questo senso va inteso il suo famoso detto(tratto dalla "Lettera al Duca di Norfolk"-ndr-): "Senza dubbio, se fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo (il che in verità non mi sembra proprio la cosa migliore), brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla Coscienza, poi al Papa". " (da:Geissler H., Un brindisi alla coscienza. A dispetto di Goering. Il cammino di John Henry Newman verso la Verità, L'Osservatore Romano, 43, Sabato 21 febbraio 2009, p. 5.) (p. 85) |
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