![]() |
Preparazione alla Quaresima Incontro di Sabato 27 Domenica 28 Febbraio 2010 |
|
3 lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. (Giovanni 4, 3-43) |
|
C'è un detto cinese che definisce la speranza come una strada
di campagna che si forma quando molta gente calpesta lo stesso terreno. Il brano è molto lungo, faremo solo le parti essenziali, del cap.
4, del vangelo di Giovanni. Il famoso brano conosciuto come "La Samaritana". In questo brano l'evangelista Giovanni ci presenta l'itinerario universale (e come riferimento prende una donna, una lontana, un'allontanata e una samaritana), che parte dalla sete comune a tutti e dall'acqua che la appaga. Gli evangelisti quando scrivono, quando narrano ciò che loro hanno
intenzione di trasmettere, hanno sempre del modelli, dei modelli conosciuti
all'epoca. Il modello sul quale Gv, struttura la narrazione dell'incontro
di Gesù con la samaritana è quello di un profeta della Samaria,
Osea. |
| vv. 3-4: lasciò
la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare
la Samaria. Il verbo "dovere" come è scritto
dagli evangelisti non indica mai una necessità ma l'assolvimento
di una volontà divina. È più giusto tradurre bisognava.
Quindi quando troviamo nei vangeli il verbo "dovere" riferito
a Gesù, è sempre per l'adempimento della volontà di
Dio, infatti per raggiungere dalla Giudea salire su alla Galilea normalmente
non si attraversava la Samaria, ma si scendeva giù lungo la valle
del Giordano (Transgiordania), era un po' più lunga forse anche più
scomodo ma più sicuro perché la Samaria veniva evitata perché
c'era una grande ostilità tra i due popoli. Da che derivava questa
ostilità? La Samaria fa parte dell'antico regno del Nord, eretico e scismatico. Si era separato ai tempi di Geroboamo, nel 930 a.C. In una delle tante invasioni che gli Assiri avevano fatto, avevano deportato gran parte della popolazione di questa regione della Samaria e l'avevano ripopolata con dei coloni; la popolazione si era fusa ed era venuto un intreccio di meticci che gli Ebrei ritenevano impuri e tra Samaritani e Giudei c'era una grande rivalità, c'erano inimicizie, lotte, omicidi e all'epoca di Gesù dare del samaritano ad un Giudeo era l'insulto più grave che si potesse fare. Allora Gesù che doveva andare in Samaria, non per un percorso geografico ma perché, ed abbiamo già capito dall'introduzione che abbiamo fatto sul "Libro di Osea", è lo sposo che va a riconquistare la sposa adultera. |
|
v. 5: Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio. Gesù sta attraversando una terra che è carica di storia, e che si rifà alle origini d'Israele prima che ci fosse la divisione tra Giudei e Samaritani, quindi quando tutti e due i popoli erano uniti dalle stesse origini. v. 6a: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Vedremo che nel corso della narrazione, l'evangelista gioca tra il termine "sorgente e pozzo", quindi usa due termini diversi per indicare la stessa realtà. La sorgente è la fonte d'acqua e essendo Dio il datore della vita uno dei termini per indicare Dio era "la sorgente d'acqua", il profeta Geremia dice: "essi hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non contengono l'acqua" (Ger 2,13). Quindi la sorgente indicava la vita che Dio comunicava, perché la vita ha bisogno dell'acqua. v. 6b: Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo [sorgente]. Come si fa a stare seduti sulla sorgente? É un'espressione che vuole indicare che Gesù occupa adesso la sorgente. La fonte d'acqua, la fonte della vita non è più, come si credeva: "Giacobbe", ma la fonte è Gesù. Quindi Gesù sarà la nuova sorgente che sostituirà definitivamente quella di Giacobbe, che soddisferà ogni sete. |
|
v. 6c: Era verso mezzogiorno [ora sesta]. L'evangelista ci da
un'indicazione di tempo. È un'ora insolita in cui nessuno si reca
ad attingere acqua. È una indicazione teologica. L'ora sesta è
quella della condanna a morte di Gesù, quando ha terminato il cammino
della sua semina (il momento della fatica), allora è il momento
in cui dal costato aperto di Gesù uscirà l'acqua viva. Quindi
l'evangelista presenta l'incontro di Gesù con la Samaritana come
prefigurazione della sua morte. Questa scena evoca almeno tre racconti dell'AT: quello della missione
del servo di Abramo incaricato di andare a trovare una sposa per Isacco
(Gn 24); l'incontro di Giacobbe e di Rachele (Gn 29,1-14); la fuga di
Mosè nel paese di Madian e il suo incontro con le sette figlie
del sacerdote Reuel (Es 2,15-22). Questi tre racconti iniziano tutti nella
stessa maniera descrivendo il viaggio di un uomo verso una terra straniera,
un viaggio che termina presso un pozzo. Anche il seguito si svolge secondo
uno stesso schema. Una o più donne si recano al pozzo. S'intavola
la conversazione, chedendo uno o l'altra dell'acqua. La storia si conclude
con un matrimonio: Isacco e Rebecca (Gen 24), Giacobbe e Rachele (Gn 29),
Mosè e Zippora (Es 2). La donna che viene al pozzo è la
futura sposa. |
|
v. 7a: Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua.
Dicevamo che l'indicazione del tempo è teologica, non cronologica,
se c'era un'ora inadatta per andare ad attingere acqua era quella del
momento più caldo della giornata, era mezzogiorno. Normalmente
l'acqua alla fonte ci si andava a prenderla o al mattino presto o alla
sera dopo il tramonto. Era impensabile a mezzogiorno con quel sole che
c'è in quelle zone che qualcuno andasse a prendere l'acqua, quindi
si vede che sono indicazioni teologiche. v. 7b: Le disse Gesù: "Dammi da bere". I maschi
di quella cultura si ritenevano superiori alla femmine e mai un uomo si
sarebbe abbassato a chiedere qual cosa ad una donna. E qui l'aggravante
che non solo c'è un maschio che si rivolge ad una donna, ma un
giudeo che rivolge la parola ad una samaritana. Le samaritane erano considerate
impure già dalla nascita. |
|
v. 8: stranamente qui interrompe la narrazione con un particolare che
sembra fuori luogo: I suoi discepoli infatti erano andati in città
a far provvista di cibi. I discepoli vanno a comperare cibi perché
non conoscono |
|
v. 9: Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo,
chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". La donna
reagisce alla richiesta di Gesù ricordandogli i problemi che esistono
tra questi due popoli, i contrasti razziali e soprattutto la meraviglia
di un uomo che chiede da bere ad una donna, e per giunta samaritana. Allora
l'evangelista ci tiene a spiegare i Giudei infatti non mantengono buone
relazioni con i Samaritani, che tradotto vuol dire che se le davano di
santa ragione, perché ognuno credeva di avere Dio dalla sua parte.
Sappiamo, anche la quotidianità ce lo insegna, che mai si ammazza
con tanto gusto come quando si ammazza in nome di Dio, quando ognuno credeva
di avere il Dio vero dalla sua parte e in nome di Dio ammazzava l'altro.
Per questo i giudei evitavano di attraversare la Samaria. |
|
Alla sfida aggressiva della samaritana che ricorda le divisioni razziali
tra i due popoli, Gesù risponde superando le divisioni proponendole
un dono: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui
che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto
ed egli ti avrebbe dato acqua viva" (v. 10). Gesù, che
l'evangelista raffigura come lo sposo che va in cerca della moglie adultera
quando la ritrova non la minaccia, non la castiga, ma come ha fatto Osea,
offre alla donna una nuova possibilità l'amore che si fa dono particolare.
Se comprendiamo questo brano cambia il rapporto con Dio e di conseguenza
cambia il rapporto con gli altri. |
|
Gli dice la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere
e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?
(v.11). La donna incomincia a cambiare, si rivolge a Gesù chiamandolo
Signore, e questo termine apparirà tre volte. Quindi quello che
prima era un giudeo, adesso diventa rispettosamente un signore, la donna
comprende che in quest'uomo che si trova di fronte c'è qualcosa
che supera le divisioni e i litigi tra i due popoli. L'evangelista ci sta portando alla differenza tra la religione e la fede;
nella fede l'uomo deve accogliere gratuitamente l'Amore di Dio, nella
religione l'uomo deve meritarlo con i suoi sforzi ecco la differenza tra
l'acqua del pozzo di Giacobbe che rappresenta la Legge e l'acqua viva
che Gesù gli propone come dono; una è l'Amore di Dio che
va accolto gratuitamente, l'altro è la religione dove l'Amore va
ottenuto con i propri sforzi. |
|
v. 13. Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua
[del pozzo] avrà di nuovo sete. Gesù sta citando
un brano del Libro del Siracide (24,20). Qual è il significato?
L'osservanza della Legge per quanto tu ti sforzi di osservarla non ti
lascia mai soddisfatto, per quanto tu cerchi di osservare la Legge non
sei mai sicuro di essere a posto con Dio, perché per quanto fai
potevi sempre fare di più non hai mai la certezza, perché
Dio non te lo può dire. Questo è la religione che fa si
che l'uomo sia gradito a Dio in base ai suoi sforzi. |
|
v. 15. La donna capisce: Signore dammi di quest'acqua, perché
non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua.
La samaritana comprende quello che Gesù intende offrirle e si dichiara
disposta ad abbandonare il pozzo che rappresenta la Legge e a d'accogliere
l'acqua dello Spirito che è il dono di Dio. Gesù cambia bruscamente il discorso: "Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". La risposta della donna, che gli chiede dove deve adorare Dio, sembra un discorso tra matti. Se lo prendiamo a livello storico, la donna chiede: dammi di quest'acqua, Gesù dice: chiama tuo marito e la donna di rimando dove dobbiamo adorare. Vedete che è una congruenza volutamente posta dall'evangelista per farci capire attenzione non è un raccontino moralistico, ma un insegnamento teologico di grande importanza. |
|
vv. 17-18. Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù:
"Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque
mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto
il vero". Notate che il termine marito in tutta la narrazione
compare cinque volte. Il racconto ricorre incessantemente a Os 2, la storia di una donna infedele.
Dove situare la Samaritana? Dalla parte della sposa infedele. |
|
La donna comprende ciò che Gesù le sta dicendo che non
riguarda la sua vita privata, ma il rapporto con Dio, ecco che allora
va subito al nodo della questione dice: "Signore, vedo che tu
sei un profeta. E non gli chiede quale di questi mariti deve tenere
e dice: I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite
che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare" È
la terza e definitiva volta che la samaritana si rivolge a Gesù
chiamandolo profeta. La risposta di Gesù è determinante, la donna crede che
l'adorazione di Dio consista nel culto in un tempio, per Gesù è
finita l'epoca del tempio, è finita l'epoca dei santuari, dei luoghi
fisici e stabili. "Credimi, donna". La samaritana è la concentrazione delle alterità. |
|
"É giunto il momento (l'ora) in cui né su questo
monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre". Gesù
annuncia il cambiamento radicale e definitivo, è terminata l'epoca
dei templi, è terminata l'epoca dei santuari, e adesso Gesù
anziché usare il termine "Dio", usa il termine "Padre",
ed è molto importante questo cambio. Il Padre è un termine
relazionale. Il Padre per essere tale, ha bisogno solo di figli che gli
assomiglino. E continua Gesù: : "Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo" perché i samaritani avendo accettate quest'altre divinità aveva fatto una grande confusione e non avevano conosciuto i messaggi dei profeti, perché la salvezza viene dai Giudei. È lo stesso Gesù, che in questo vangelo verrà chiamato "Re dei Giudei". Ma anche il salvatore di tutti (v. 42). |
|
v. 23. Ma è giunto il momento (l'ora), ed è questo (adesso),
in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità;
perché il Padre cerca tali adoratori. L'assomiglianza al Suo
Amore, è l'unico culto che il Padre richiede. Alla donna che desiderava
sapere dove recarsi per offrire culto a Dio, Gesù risponde che
è il Padre che si offre a lei donando la Sua stessa capacità
d'Amore. |
|
v. 24. Continua Gesù: "Dio è spirito, e quelli
che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". L'unico
culto che il Padre richiede è il prolungamento della sua forza
d'Amore che Lui stesso è e che Lui comunica, tutto il resto può
soddisfare i bisogni religiosi degli uomini, ma non è il culto
che Dio richiede. Quindi l'unico culto che Dio richiede è: accogli
il Mio Amore e prolungalo agli altri. L'esperienza di quest'Amore, produca
nell'uomo, il fatto di sentirsi amato generosamente, la capacità
di amare sempre più in maniera gratuita, e l'uomo attraverso questo
processo d'amore diventa sempre più assomigliante al Padre. |
|
v. 25. Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". La donna comprende. Prima lo ha chiamato Giudeo, poi profeta, poi ha capito dice questo deve essere il Messia, e si dichiara disposta ad accettare. v. 26. Ed ecco la risposta di Gesù: "Sono io, che ti parlo". "Io sono" in ebraico è il nome di Dio, quando Mosè ha chiesto a Dio il Suo nome, Dio non gli ha risposto, perché Dio non ha nome, non gli ha risposto con la Sua identità; ma con un attività che lo rende riconoscibile: gli ha risposto "Io sono Colui che sono". Per cui "Io Sono" era il nome di Dio. Allora Gesù dicendo che Dio non si riconosce dalla sua identità, ma da una attività che lo rende riconoscibile e l'attività che rende riconoscibile Dio è l'Amore. Dio è Colui che per Amore si fa dono agli altri. Se questo brano viene compreso cambia il rapporto con Dio e cambia il
rapporto con gli altri, perché? Arrivato i discepoli, fino ad ora assenti. Si meravigliano e son sorpresi
perché è stata tolta la separazione tra fedeli ed infedeli,
tra uomo e donna. |
|
La donna abbandona la sua giara e va ad annunciarlo a tutto il suo popolo:
Venite a vedere un uomo (v. 29). Non dice un giudeo, ma un uomo.
L'uomo Gesù è al centro di tutto. La sua umanità
rivela il nostro volto perduto del quale siamo in ricerca., il Volto del
quale siamo immagine e somiglianza. La conclusione che i Samaritani, il popolo eretico, conclude il ver. 42, "sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo" Quello che non avevano capito i discepoli, quello che non avevano capito i Giudei, i Samaritani riescono a capire. Non il Messia limitato ad Israele, ma il Salvatore del Mondo. Allora più si è lontani dalla religione, più si comprende la novità portata dal Signore. La faziosità giudaica aveva respinto i samaritani ai margini del
disprezzo. Gesù esprimerà il suo controrazzismo con un'accentuata
simpatia verso la Samaria. E coglierà da questi "bastardi"
le testimonianze più intense di umanità: |
|
Fonti:
|