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La mia solidatietà verso gli altri Incontro di Sabato 13 Marzo 2010 |
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"Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso " (Rm 14,7) La parola Solidarietà è un sostantivo (soliditas) che deriva
dall'aggettivo latino solidus: solido, compatto, massiccio, consistente;
Il verbo solidare significa rassodare, render solido, forte, resistente,
rinforzare, saldare. Solidarietà ha dunque in sé l'idea
di essere solidi con qualcuno, di condividerne la sorte così da
fare uno. Ha anche una connotazione di forza, di verità e di totalità.
È l'esatto opposto di estraneità, che dice molteplicità,
separazione. |
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Anche la Bibbia naturalmente parla di solidarietà, e poiché essa non ama esprimersi in termini astratti, ma descrive fatti, ecco alcuni passi dove trovare l'idea-fatto di Solidarietà: 22Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto. [...] 24Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. 25Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? (Esodo 22,20;24-25) 17Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. (Levitico 19,17-18) ... Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. (Matteo 25,34-40) 14 Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16 e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? 17 Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. 18 Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. (Giacomo 2,14-18) 27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. (Luca 6,27-31) 1 Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli
uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso
il Padre vostro che è nei cieli. 2 Quando dunque fai
l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti
nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità
vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Quando
invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa
la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti segreta;
e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (Matteo 6,1-4) 19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo
di tutti per guadagnarne il maggior numero: 20 mi sono fatto
Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto
la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non
essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto
la legge. 21 Con coloro che non hanno legge sono diventato
come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio,
anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza
legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare
i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.
23 Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe
con loro. (1 Corinzi 9,19-23) |
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Il Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, attraverso le sue molteplici espressioni, ha indicato ai credenti come interpretare concretamente l'insegnamento della Sacra Scrittura, ma mai come ai nostri giorni si sente il bisogno di capire come sia possibile mettere in pratica quel termine che esprime la generosità umana. Ecco alcune indicazioni che il recente Magistero ha consegnato a tutti coloro che desiderano dar voce a tale bisogno: L'amore sarà sempre necessario, anche nella società più
giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere
superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si
dispone a sbarazzarsi dell'uomo. Ci sarà sempre sofferenza che
necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine.
Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle
quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore
per il prossimo. Da Deus Caritas Est, Lettera enciclica di BENEDETTO XVI |
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Signore, tu conosci il mio cuore |
Insegnami dunque, Signore, Fa' che sappia adattarmi (Aelredo di Rievaulx) |
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Oskar Schindler (1908 - 1974) è stato un imprenditore tedesco, famoso per aver salvato, durante la Seconda Guerra Mondiale, circa 1.100 ebrei dallo sterminio, con il pretesto di impiegarli come personale necessario allo sforzo bellico presso la sua fabbrica di oggetti smaltati. L'orrore determinante a cui dovette assistere fu il rastrellamento del 1942 nel ghetto di Cracovia. I soldati stavano trasferendo gli ebrei in un campo di concentramento a Plaszow, e uccisero selvaggiamente molte persone che cercavano di nascondersi nelle loro case. Da brillante diplomatico, dopo il rastrellamento fu sempre più pronto a usare le sue doti per salvare i suoi Schindlerjuden ("gli ebrei di Schindler"). Si accordò con Amon Göth, il comandante di Plaszow, per il trasferimento di 900 ebrei nell'adiacente complesso industriale, dove sarebbero stati relativamente al sicuro dalle angherie delle guardie tedesche. Difese attivamente i suoi operai. Egli avrebbe sostenuto che alcuni lavoratori incompetenti erano in realtà essenziali per il buon andamento della fabbrica, e qualsiasi danno che veniva loro fatto, risultava nelle sue proteste e richieste di risarcimento al governo. Albert Schweitzer (1875 - 1965) è stato un medico, teologo, musicista e missionario tedesco. Nel 1904, dopo aver letto un bollettino della società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all'età di trent'anni, si iscrisse a Medicina, per specializzarsi a trent'otto in malattie tropicali. Egli, che sin da piccolo aveva mostrato una spiccata sensibilità nei confronti di ogni forma vivente, sentì come irresistibile il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell'umanità più debole. Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell'Africa equatoriale francese. In una lettera scritta al direttore della Società Missionaria di Parigi - di cui l'anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un'assistenza medica - Schweitzer spiegò la sua scelta: "Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile" Pier Giorgio Frassati (1901-1925) nacque da una delle famiglie più in vista dell'alta borghesia della Torino sabauda. Era un ragazzo molto vivace, solare, sempre allegro e ricco di energie. Nonostante le ricchezze della famiglia era spesso al verde perché il più delle volte i soldi di cui disponeva venivano da lui generosamente dati ai poveri e ai bisognosi che incontrava o andava a visitare. Non di rado gli amici lo vedevano tornare a casa a piedi perché aveva dato a qualche povero i soldi che avrebbe dovuto utilizzare per il tram. Fece attivamente parte della Conferenza di San Vincenzo, aiutando un numero indefinito di persone che spesso non avevano di che vivere. "Aiutare i bisognosi - rispose un giorno alla sorella Luciana - è aiutare Gesù". In famiglia nessuno sapeva nulla delle sue opere caritative, non compresero mai appieno chi fosse veramente Pier Giorgio. È visitando i poveri nelle loro abitazioni che contrasse una poliomielite fulminante che lo portò repentinamente alla morte, a soli 24 anni, in meno di una settimana, dal 29 giugno al 4 luglio, giorno in cui spirò. Ai suoi funerali presero parte molti amici, riguardevoli personalità, ma soprattutto tantissimi poveri. Davanti a quello spettacolo di popolo, che accorse a dare l'ultimo saluto al figlio, per la prima volta i suoi familiari capirono, vedendolo tanto amato, dove e come era vissuto Pier Giorgio. Il padre, con amarezza, asserì: "Io non conosco mio figlio!". Felicitas Niyitegeka (Rwanda) Felicitas era una donna semplice
e coraggiosa. Durante i massacri del 1994, in Rwanda, ella, hutu, protesse
nella sua casa e salvò numerose persone dell'etnia tutsi in quel
momento oppressa. Scoperta, vollero uccidere le persone da lei protette,
mentre il fratello colonnello fece sapere che lei doveva essere risparmiata.
Ella rifiutò di dissociarsi dal gruppo destinato a morte e scrisse
al fratello prima di morire: "Caro fratello, ti ringrazio per
avermi voluto salvare, ma piuttosto di vivere lasciando morire quarantatre
figli (le persone accolte nella sua casa), ho scelto di morire con loro;
prega per noi, perché possiamo arrivare presso Dio. Di' il mio
arrivederci alla vecchia mamma e ai suoi fratelli; pregherò per
te quando sarò arrivata. Coraggio, grazie per aver pensato a me.
Tua sorella Felicitas". |