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Io, immagine di Dio Incontro di Sabato 24 Aprile 2010 |
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Il Signore creò l'uomo dalla terra (Siracide 17,1-2b,14) |
| Io, immagine di un Dio trasmesso
dai miei genitori, dai miei avi?
Io immagine di un Dio trasmesso e voluto da schemi storici, sociali, politici, istituzionali? Io, immagine di un Dio riscoperto attraverso la personale esperienza di fede, di incontro con Dio? Io, immagine di un Dio riscoperto attraverso l'unità, la comunione con l'altro, amici, gruppo ? Io, immagine di un Dio che contiene anche la mia immagine di omosessuale o lesbica? Io, immagine di un Dio-Amore/relazione che contiene la relazionalità
d'amore tra uomini o tra donne? |
| E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". (Genesi 1,26) "Ogni uomo "è fatto a immagine di Dio". (Famiglia cristiana n. 30 - Colloqui col Padre) "La persona è più della sua tendenza sessuale. (Famiglia cristiana n. 27 - 9 luglio 2000 - Giordano Muraro)
"Dio è Dio. (Joseph Ratzinger, Dio e il mondo, San Paolo 2001, p. 90) |
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"A tutte le minacce contro l'uomo derivanti dal calcolo del potere e dell'utile si oppone la luminosa parola di Dio, con la quale la Genesi introduce il racconto della creazione dell'uomo: creiamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza - faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram, traduce la Volgata (Gen 1,26). Ma cosa si intende con questa parola? In cosa consiste la somiglianza divina dell'uomo? Il termine all'interno dell'Antico Testamento è per così
dire un monolito; Il Siracide (17,2) vi fonda la grandezza dell'essere umano, senza propriamente
voler dare un'interpretazione del significato della somiglianza con Dio.
Immagine di Dio la creatura è quindi proprio per il fatto che
partecipa dell'immortalità L'orientamento alla vita eterna è ciò che fa diventare l'uomo il corrispondente creato di Dio. Qui la riflessione potrebbe continuare e si potrebbe anche dire: vita eterna significa qualcosa di più che una semplice sussistenza eterna. È riempita di un senso, e solo così è vita che merita ed è capace di eternità. Eterna una realtà può essere solo a condizione che partecipi di ciò che è eterno: all'eternità della verità e dell'amore. Orientamento all'eternità sarebbe quindi orientamento alla eterna comunione di amore con Dio, e l'immagine di Dio rinvierebbe quindi di sua natura oltre la vita terrena. Non potrebbe affatto essere determinata staticamente, essere legata a qualche qualità particolare, ma sarebbe questo essere protesi oltre il tempo della vita terrena; si potrebbe comprendere solo nella tensione al futuro, nella dinamica verso l'eternità. Chi nega l'eternità, chi vede l'uomo solo come intramondano, non avrebbe pertanto in partenza alcuna possibilità di penetrare l'essenza della somiglianza con Dio. Ma questo è solo accennato nel libro della Sapienza, e non ulteriormente sviluppato. Così l'Antico Testamento ci lascia con una questione aperta, e si deve dar ragione ad Epifanio, che di fronte a tutti i tentativi di precisare il contenuto della somiglianza divina, afferma che non si deve "cercare di definire ove si colloca l'immagine, ma confessarne l'esistenza nell'uomo, se non si vuol ingiuriare la grazia di Dio" (Panarion, LXX, 2,7). Ma noi cristiani leggiamo in realtà l'Antico Testamento sempre nella tonalità dell'unica Bibbia, nell'unità con il Nuovo Testamento e riceviamo da esso la chiave per comprendere rettamente i testi. Come il racconto della creazione "In principio creò Dio" riceve la sua corretta interpretazione solo nella sua rilettura giovannea "In principio era la Parola", così anche qui. In questo momento naturalmente io non posso, nel quadro di una breve prolusione, presentare la ricca e pluristratificata testimonianza del Nuovo Testamento relativamente al nostro problema. Cercherò semplicemente di richiamare due temi. Si deve rilevare innanzitutto e come fatto più importante che nel Nuovo Testamento Cristo viene designato come "l'immagine di Dio" (2 Cor 4,4; Col 1,15). I Padri hanno inserito qui un'osservazione linguistica, che forse non è così sostenibile, ma corrisponde certamente all'orientamento interiore del Nuovo Testamento e della sua reinterpretazione dell'Antico. Essi dicono: solo di Cristo viene insegnato che egli è "la immagine di Dio", l'uomo invece non è la immagine, ma ad imaginem, creato ad immagine, secondo l'immagine. Egli diventa immagine di Dio, nella misura in cui entra in comunione con Cristo, si conforma a lui. Detto con altre parole: l'immagine originaria dell'uomo, che a sua volta ripresenta l'immagine di Dio, è Cristo, e l'uomo è creato a partire dalla sua immagine, su sua immagine. La creatura umana è allo stesso tempo progetto preliminare in vista di Cristo, ovvero: Cristo è l'idea fondamentale del Creatore, ed egli forma l'uomo in vista di lui, a partire da questa idea fondamentale. Il dinamismo ontologico e spirituale, che si cela in questa concezione, diventa particolarmente evidente in Rom. 8,29 e 1 Cor. 15, 49, ma anche in 2 Cor. 4,6. Secondo Rom. 8, 29 gli uomini sono predestinati, "ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli". Questa conformazione all'immagine di Cristo si compie nella risurrezione, nella quale egli ci ha preceduto - ma la risurrezione, è necessario richiamarlo già qui, presuppone la croce. La prima Lettera ai Corinti distingue il primo Adamo, che divenne "anima vivente" (15,45; cfr Gen 2,7) e l'ultimo Adamo, che divenne Spirito datore di vita. "E come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste" (15,49). Qui è rappresentata con tutta chiarezza la tensione interiore dell'essere umano fra fango e spirito, terra e cielo, origine terrena e futuro divino. Questa tensione dell'essere umano nel tempo e oltre il tempo appartiene all'essenza dell'uomo. E questa tensione lo determina proprio nel centro della vita in questo tempo. Egli è sempre in cammino verso se stesso o si allontana da se stesso; è in cammino verso Cristo o si allontana da lui. Egli si avvicina alla sua immagine originaria, o la nasconde e la rovina. Il teologo di Innsbruck F. Lakner ha felicemente espresso questa concezione
dinamica della somiglianza divina dell'uomo, caratteristica del Nuovo
Testamento, nel seguente modo: "L'essere immagine di Dio dell'uomo
si fonda sulla predestinazione alla filiazione divina attraverso la incorporazione
mistica in Cristo"; l'essere immagine è quindi finalità
insita nell'uomo, fin dalla creazione, "verso Dio per mezzo della
partecipazione alla vita divina in Cristo". " (Joseph Ratzinger "A immagine e somiglianza di Dio: Sempre? Il disagio della mente umana" - 28 novembre 1996) |
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"Chi sono? Da questa fondamentale connessione tra Dio e l'uomo ne consegue un'altra:
(Benedetto XVI - sulla famiglia - Basilica di San Giovanni in Laterano Lunedì, 6 giugno 2005) |
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2 O Signore, nostro Dio, Canterò la tua gloria più grande 3Contro gli avversari hai costruito una 4Se guardo il cielo, opera delle tue mani, 6L'hai fatto di poco inferiore a un dio, Tutto hai messo sotto il suo dominio: 10 O Signore, nostro Dio, (salmo 8) |