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XX° Anno Domenica 14 Novembre 2010 |
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In un primo tempo avevo pensato di scrivere una vera e propria storia dei gruppi di omosessuali credenti italiani e ho iniziato a raccogliere del materiale partendo dal piccolo archivio che il Gruppo del Guado conserva. Durante questo lavoro mi sono però accorto che, a fronte di esperienze molto ben documentate, ce ne sono altre che sembravano non aver lasciato traccia e dopo più di un tentativo infruttuoso di mettere a punto un testo capace di ricostruire tutte le vicende di cui ero venuto a conoscenza, ho deciso alla fine, di modificare in maniera radicale il mio progetto e di limitarmi a ricordare alcune esperienze particolarmente significative senza però dimenticare l'urgenza che ha il progetto di scrivere finalmente una storia degli omosessuali credenti italiani, storia a cui tutte le storie del movimento omosessuale dedicano poche righe fatte prevalentemente di luoghi comuni (cfr. Gianni Rossi Barilli, "Il movimento gay in Italia", Feltrinelli, 1999). |
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Tra il 13 e il 15 giugno del 1980 si teneva, a Praly, in provincia di Torino, il primo campo su Fede e omosessualità: era il risultato di un paziente lavoro di preparazione che don Franco Barbero1 e Ferruccio Castellano2 avevano portato avanti dopo che si erano conosciuti nel 1977. Ecco come don Barbero ricorda quell'esperienza.
Più interessante per capire il clima che si respirava in quei giorni è il breve articolo che Ferruccio Castellano mandò a Massimo Consoli4 il 26 giugno successivo.
Si possono già indovinare le anime che si sarebbero poi confrontate
dopo quel primo appuntamento. |
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1 Presbitero della Diocesi di Pinerolo, nato a Savigliano nel 1939, don Franco
Barbero ha fondato la Comunità di Base Viottoli di Pinerolo. In seguito
alla sua riduzione allo stato laicale, avvenuta con un decreto di Giovanni
Paolo II del 25 gennaio 2003, ha deciso di continuare, insieme alla sua
comunità di base, le attività pastorali di frontiera in cui
era coinvolto. Autore di numerosi libri e di tantissimi articoli, è
uno dei punti di riferimento del dissenso cattolico in Italia. 2 Nato a Torre Pellice nel 1946, Ferruccio Castellano entrò in contatto con il movimento omosessuale nella metà degli anni settanta. Legato al dissenso cattolico e volontario presso il Gruppo Abele, ha organizzato i primi due campi di Agape su Fede o Omosessualità e ha fondato il gruppo Davide e Gionata di Torino. Può essere considerato il padre del movimento degli omosessuali cristiani in Italia. 3 Franco Barbero, Il matrimonio gay e lesbico: nuova frontiera? In: "Viottoli" (17) 2006, p. 59 4 Nato nel 1945 Massimo Consoli è stato uno dei protagonisti del movimento omosessuale italiano. Giornalista e scrittore, durante la sua vita, terminata per un tumore nel novembre del 2007, ha raccolto un vastissimo archivio che attualmente è custodito presso l'Archivio di Stato di Roma. 5 Ferruccio Castellano, Impensabile! Gli omosessuali cattolici provano l'orgoglio gay! In: "Sabazio" (69) Settembre 2001 6 Il Gruppo Abele di Torino è nato nel 1965. Alle prese con la tossicodipendenza, con l'alcolismo, con l'Aids, il carcere, l'immigrazione, l'omosessualità, si adopera per dar voce a chi non ha voce. I servizi del Gruppo Abele sono indirizzati all'accoglienza delle persone che vivono il disagio, al lavoro nelle cooperative sociali, con un'attenzione costante anche alle attività culturali. 7 Ferruccio Castellano, Giovanni Dall'Orto, Essere Omosessuali, Torino, 1981 8 Ferruccio Castellano, Omosessualità e diritti Umani. In: AA.VV., I diritti umani nella chiesa cattolica, Pinerolo, 1981 9 Scrive Giovanni Dall'Orto, nella pagina del suo sito dedicata a Ferruccio Castellano: "Ricordo che Ferruccio non fu entusiasta della sua creatura: lui veniva dalle Comunità di base di sinistra, e s'aspettava persone col suo percorso, per lavorare nei movimenti già esistenti (gay, o cristiani di base). Il fatto che io e lui lavorassimo assieme, convinti di farlo per lo stesso scopo, ben simboleggiava il modo di vedere le cose in quel periodo. Tuttavia coloro a cui si rivolgeva Ferruccio avevano già altri spazi di militanza (compreso quello gay) e non erano interessati a sfinirsi con una Chiesa sorda e ottusa. Ferruccio scoprì così che i cattolici che avevano bisogno d'un movimento erano l'esatto opposto di ciò che era lui: ciellini, focolarini, lefrebvriani... "Pensa che c'è perfino un monarchico!" mi disse una volta ridendo. Come sia possibile conciliare l'appartenenza all'ala più oscurantista della Chiesa ed essere gay praticante allo stesso tempo era per me un mistero... Il punto è che neppure gli stessi interessati riescono a capirlo: da qui il loro enorme, costante bisogno d'aiuto... Ferruccio fu poco felice di scoprire che gli intervenuti non avevano la minima intenzione di portare testimonianza cristiana: a loro bastava che lui cercasse un prete che li assolvesse. Ne fu deluso e amareggiato" (cfr. http://www.giovannidallorto.com/testi/gaylib/castel/castel.html) 10 In un biglietto scritto il 31 gennaio 1983 a don Domenico Pezzini e pubblicato sul Bollettino del Guado (5) 1983, riferendosi al suo nuovo lavoro di insegnante in una scuola privata, ha scritto: "Il mio lavoro va bene, ma rimpiango la libertà" 11 Le circostanze precise della morte di Ferruccio Castellano le ho ricostruite partendo da una relazione che don Luigi Ciotti (fondatore del Gruppo Abele) ha tenuto il 23 gennaio 2001 presso la Libreria Bibli, in via dei Fienaroli, a Roma. |
Nell'articolo che ha scritto
per ricordare Ferruccio Castellano, don Domenico Pezzini ricostruisce molto
bene le vicende che l'hanno portato a incontrare l'esperienza dei gruppi
di omosessuali credenti.
Al contrario di Ferruccio Castellano e di don Franco Barbero, don Domenico
Pezzini non veniva dal mondo del dissenso cattolico: dopo qualche anno
di insegnamento nel seminario della sua diocesi d'origine, si era trasferito
a Milano per continuare quegli studi di Letteratura inglese medioevale
che gli hanno fatto conoscere Aelredo Di Rievalux13, l'autore che, forse
più di ogni altro, ha influenzato la sua azione pastorale con le
persone omosessuali.
L'obiettivo del gruppo diventava quello di proporre un percorso strutturato
in tre momenti distinti: una crescita spirituale realistica, in cui la
persona è invitata a partire da ciò che è, per superare,
alla luce del Vangelo, i rischi di degenerazione che corre e per valorizzare,
invece, ciò che di positivo già vive; l'invito a leggere
la condizione omosessuale primariamente in termini relazionali, secondo
gli schemi evidenziati molto bene dalla lotta di Giacobbe con l'angelo;
la scelta di riscoprire nella letteratura spirituale che affronta il tema
dell'amicizia quegli elementi che permettono a una persona omosessuale
di integrare il proprio orientamento sessuale con un progetto cristiano
di vita (e qui il pensiero teologico elaborato da Aelredo di Rievaulx
sul tema dell'amicizia diventa un punto di riferimento importante). |
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12 Domenico Pezzini, Ricordo di Ferruccio. In "Il Guado"
(5) 1983 |
| Il problema della visibilità,
intanto, iniziava a costituire un elemento di frizione tra il movimento
omosessuale e i gruppi di omosessuali credenti: verso la metà degli
anni ottanta, erano infatti iniziate ad arrivare le critiche di chi li accusava
di essere inutili, perché incapaci, a causa della loro scarsa visibilità,
di sollecitare, da parte della Chiesa, un atteggiamento diverso nei confronti
dell'omosessualità. In realtà le cose erano molto più complicate, perché vedevano convivere esperienze, come quella del gruppo Incontro di Padova, dove Gianluigi Giudici, un portiere d'albergo di Mestre, non aveva problemi a raccontare ai giornalisti le attività del gruppo 15, ed esperienze come quelle del Guado, che venivano descritte con queste parole:
Esistevano però situazioni ancora più catacombali in cui,
quello della visibilità, era considerato il 'problema' per eccellenza.
Esemplare, da questo punto di vista, è stata la vicenda del professor
Augusto degli Esposti che era stato uno dei fondatori, nell'estate del1983,
del gruppo In Cammino di Bologna.
Di certo, però, non ha potuto manifestare pubblicamente la sua
adesione alle richieste che venivano fatte, perché aveva grossi
problemi di visibilità ed aveva paura che il cardinal Biffi18 o gli
altri membri della direzione dell'Azione Cattolica, scoprissero il suo
orientamento sessuale. Una conferma di questa forte preoccupazione viene
da un testo redatto nel 1985, in cui la scelta di essere un gruppo chiuso
viene giustificata, tra l'altro, con l'esigenza di salvaguardare le persone
che partecipano già alle iniziative del gruppo stesso19. Così
inteso il gruppo di omosessuali credenti poteva aiutare le persone ad
uscire dalla solitudine, allargando il perimetro delle loro conoscenze,
senza però compromettere in alcun modo quell'atteggiamento di riserbo
e di rifiuto di qualunque forma di visibilità che da molti era
ritenuto indispensabile. |
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15 Si veda ad esempio l'inchiesta curata da Giuseppe Platone
e pubblicata sulla rivista "Luce" (39) del 10 ottobre 1986 |
| La parrocchia del SS. Crocifisso
della Buona Morte a Catania, è al confine tra due zone molto diverse
della città. Alle spalle della chiesa ci sono decine di palazzi costruiti
secondo i canoni in voga negli anni sessanta: appartamenti spaziosi e ben
organizzati ai piani alti, negozi con grandi vetrine che si affacciano su
portici dagli alti soffitti al livello della strada. Si trattava delle case
destinate alla buona borghesia della città in un epoca in cui tutto
ciò che non era nuovo veniva visto con disprezzo. Di fronte alla chiesa, proprio alle spalle di piazza Giovanni Falcone, c'è invece un vasto quartiere dall'aria fatiscente. Casette basse dall'aspetto malsano che sono riuscite a sopravvivere alle speculazioni edilizie del dopoguerra. Poca luce in un reticolo di vicoli e di strade su cui si affacciano negozietti di poche pretese che, solo Dio sa, come fanno ancora a sopravvivere nell'epoca dei centri commerciali. In realtà, molte saracinesche restano abbassate anche di giorno e sono tantissime le abitazioni che si affacciano direttamente sulla strada. Non siamo a Genova, ma l'atmosfera è quella che De Andrè descrive con i testi della sua "Città vecchia".
E' questo che deve aver pensato don Giuseppe Ghiozzo quando, negli anni
settanta, è arrivato nella parrocchia che gli era stata affidata.
Ha così deciso di aprire le porte a quelli che abitavano dall'altra
parte della piazza: gente che si sentiva a disagio in una chiesa in cui
la maggior parte delle persone ti guarda dall'alto in basso. Ha cercato
di aiutare le ragazze che si prostituivano nei bassi di Catania. Ha aperto
una porta a chi non sapeva dove andare dopo che le cose si erano messe
davvero male. Ha offerto una parola buona a tutti quelli che lo andavano
a trovare, ma soprattutto ha proposto alla sua parrocchia di farsi carico
dei problemi di quelli che, nelle altre chiese, si sentivano esclusi.
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Ho già parlato di don Franco Barbero all'inizio di questa storia,
è stato infatti lui che ha aiutato Ferruccio Castellano ad organizzare
il primo campo di Agape. La forza di don Franco Barbero credo che sia
quella dell'uomo che ha avuto il coraggio di vivere sulla sua pelle le
parole che predicava: fedele all'annuncio di una Chiesa che si fa povera
e che non si appoggia ai poteri forti per dare continuità al suo
mandato, ha scelto di rinunciare al sostentamento del clero e ha vissuto
in prima persona l'esperienza del prete lavoratore; fedele al messaggio
di Gesù che dice che tutto quello che viene fatto ai più
piccoli è, in realtà, fatto a lui, ha aperto una casa di
accoglienza nella sua città e dedica buona parte del suo tempo
a questa attività; fedele all'invito secondo cui bisogna obbedire
a Dio piuttosto che agli uomini, ha chiesto alla sua Comunità di
Base se voleva seguirlo nel cammino tormentato di chi, a un certo punto,
viene esonerato dalle istituzioni ecclesiastiche20.
Sono stati i contatti che lo stesso don Franco ha comunque mantenuto
con i gruppi di omosessuali credenti sorti, nel frattempo, in varie parti
d'Italia che hanno infine portato alla nascita del primo gruppo di omosessuali
credenti attivo in una Comunità di Base in Italia. C'è infatti
un momento che può essere considerato un punto di svolta nell'attività
pastorale che lo stesso don Franco ha da sempre portato avanti con lesbiche
e gay: si tratta del World Pride 2000.
Sono state le migliaia di persone che hanno scritto a don Franco in seguito
a questo suo intervento che hanno interpellato la sua comunità
di base. Il desiderio di tantissimi omosessuali di incontrare una realtà
ecclesiale capace finalmente di accoglierli per quello che sono e di valorizzare
la loro specifica identità non poteva lasciare indifferente persone
che vedevano nella Chiesa un luogo in cui realizzare in pienezza una convivialità
delle differenze. Ed è stato per i tantissimi omosessuali che chiedevano
di parlare con don Franco che, a un certo punto, partendo dai pochi omosessuali
che già la frequentavano, la comunità di base Viottoli di
Pinerolo, ha iniziato a organizzare degli incontri che si rivolgevano
in maniera specifica a lesbiche e gay. Si decise di far durare questi
incontri almeno due giorni (in genere un week-end) per rispondere al problema,
che molti avevano, di raggiungere Pinerolo da varie località di
tutta Italia. Per offrire ospitalità a tutte queste persone si
chiese la collaborazione dei membri della comunità stessa, che
hanno risposto con generosità e che hanno permesso, a tanti omosessuali,
di sperimentare finalmente cosa significhi essere accolti per quello che
si è all'interno della Chiesa. |
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20 E' datata 23 gennaio 2003 la lettera con cui l'allora Cardinale Prefetto
della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger notificava
a don Franco Barbero la decisione inappellabile con cui Giovanni Paolo
II lo riduceva alla stato laicale. |
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Come si può notare, i trent'anni di storia dei nostri gruppi sono
davvero segnati da molte ferite: dalla suicidio di Ferruccio Castellano,
all'arresto di don Domenico Pezzini; dalla fatalità con cui Augusto
degli Esposti ha accettato l'idea di morire piuttosto che confessare la
sua situazione al cardinal Biffi, fino alla fatalità con cui Paolo
Seganti, con cui sono stato in contatto per diversi anni, si è
messo nella situazione in cui ha incontrato i suoi carnefici. |