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Questa pagina contiene le testimonianze di alcuni membri
del nostro gruppo

 

"Credo necessario e doveroso dialogare, ma non tanto con le parole… quanto con la testimonianza del proprio vissuto…, i propri dolori, peccati, speranze, tutto quello che ci rende persone umane fatte a immagine e somiglianza di Dio prima che omosessuali."

Paolo Seganti

 
 
 

Era l'aprile del 2000 quando ho partecipato alla mia prima riunione del gruppo La Sorgente. Alcuni mesi prima avevo "svelato" a me stesso la mia natura, ero riuscito per una volta a non mentire più, a porre fine ad inutili quanto dolorosi alibi. Frequentare il gruppo è stato per me qualcosa di importante e di fondamentale.
[…] Quelle persone simpatiche e serie, mi avevano fatto capire che non ero l'unico omosessuale sulla faccia della terra, tanto meno l'unico cristiano; che forse si poteva fare sintesi di Cristo e dell'omosessualità e vivere serenamente. Mi sono sentito da subito accolto e con alcuni è nata immediatamente una simpatia. Quelle iniziali simpatie con il passare del tempo sono divenute solide amicizie che oggi rappresentano le certezze di un ragazzo di quasi trent'anni.
[…] Oggi il gruppo rappresenta per me, un luogo dove pregare, dove incontrare amici, dove sentirmi Chiesa, dove sentirmi a casa.

V.B.

 

[…] ignoravo l'esistenza di un gruppo di persone che, mettendo a confronto il proprio vissuto, tentassero di ricercare una integrazione feconda fra la propria condizione omosessuale e la fede cristiana. […] La scelta di partecipare al gruppo, inteso come spazio dove fare in compagnia questo cammino, mi è sembrata obbligata. In questi anni, infatti, esso è diventato per me il luogo ove apprendere a costruire non solo relazioni positive, solidali, ed amicali ma anche il luogo ove interrogarmi con maggiore responsabilità sul senso della mia esistenza ed imparare a non considerare l'omosessualità, come ero solito fare, un ostacolo insormontabile al credere e al bene operare. […] Mi sono sempre sentito collocato, insieme agli amici del gruppo, nella chiesa come credente; anche se non vi è nessuna preclusione ad accettare chi, trovandosi in una situazione di fede sospesa o di ricerca religiosa, si impegna a seguire il percorso del gruppo. […] Nello stesso tempo il gruppo, a cui oramai appartengo da molti anni, non ha mai inteso aggredire la Chiesa come organizzazione, ma ha sempre cercato di praticare un dialogo, ove possibile, costruttivo, con coloro che in essa svolgono un ruolo di Magistero e di guida, anche se penso che molte prese di posizione del mondo ecclesiale, nei confronti del mondo omosessuale, denotano una imprecisa conoscenza del fenomeno. […] Al termine di questo breve scritto, sento la necessità di ringraziare Dio di avermi dato questa opportunità di partecipazione. Essa ha significato e continua a significare molto nella mia vita. E' l'unica occasione che ho di incontrare il Signore

M.S.

 

Molti dicono che sia sufficiente essere consapevole dell'esistenza della "carenza" per dargli un senso e conviverci. Io ci ho provato, con fatica e dolore. Un risultato c'è stato senza dubbio: la ferita sanguina molto, molto meno. Ma continua a sanguinare.
Poi non so perché mi sono riavvicinato a Dio. Forse è stato il dolore a farmi riavvicinare a Lui. Ora ho la sensazione che per la prima volta nella mia vita questa ferita si sta cicatrizzando. Non si è affatto del tutto cicatrizzata, ma sento la sensazione, anche il dolore (dei miei peccati?), che lo sta facendo.
[…] E a questo punto senti come il desiderio di camminare, e apprezzi il gusto di camminare, la gioia del camminare.

F.S.

 

"L'acqua della sorgente di Lourdes adesso è limpida, pura, ma all'inizio era fangosa e sporca; la sorgente stessa è stata recintata, chiusa al pubblico, interdetta a tutti.
Poi la sua luminosità è come esplosa e da allora è offerta a tutti, per ogni necessità, acqua per dissetarsi, acqua per lavarsi, acqua per riconoscersi peccatori, acqua per morire, acqua per rinascere, acqua per ricordarsi di essere cristiani, acqua per non dimenticare che Dio ci ama.
Quella sorgente a me sembra essere anche il simbolo di quest'altra Sorgente, costruita e tenuta in piedi dal dolore di ciascuno di noi, dal nostro senso di fallimento, di impotenza, dalla nostra miseria, dal nostro peccato, dalle nostre lacrime. Ma anche dalla nostra tenacia, dalla volontà di tenere duro, di non dar ragione a chi ci vorrebbe fuori dai disegni di Dio, dal desiderio di riconoscere che anche noi siamo suoi, anch'io, proprio io, così come sono. Anche la nostra è una sorgente.
Forse siamo ancora nella fase iniziale, e l'acqua che circola nel gruppo è sporchiccia, fangosa, un po' stagnante. Forse abbiamo ancora un lungo cammino da fare. Ma già adesso siamo una sorgente, dobbiamo esserlo!"

M.R.

 
 

Alcuni giorni fa, alcuni animatori di Azione Cattolica di una parrocchia di Roma hanno contattato i gruppi La Sorgente e Nuova Proposta per proporci un incontro con i ragazzi del loro gruppo, con i quali, parlando delle tematiche legate alla sessualità, stavano affrontando il tema dell'omosessualità. Quando ho saputo la cosa, ho chiesto se fosse possibile che ci andassi io, assieme a M., mio compagno, ed E., mio caro amico. La parrocchia è vicina a casa nostra, quindi era più pratico che ci andassimo noi. In realtà questa proposta ha acceso in me un'idea che languiva da tanto tempo. Anche io ho frequentato per molti anni una parrocchia, dove ero perfettamente inserito. Mi sono sempre trovato molto bene, anche quando ho parlato della mia condizione. Sono sempre stato accolto e mai discriminato, grazie a Dio. Tuttavia, sono rimasto a lungo tempo con molti dubbi e privo di un reale confronto, su determinate tematiche, che mi avrebbe forse evitato tanti travagli interiori; confronto che coloro che mi stavano intorno potevano offrirmi solo in maniera limitata.
Quando arrivai al gruppo, una delle idee che mi erano passate in mente era cercare in qualche maniera di incontrare i gruppi parrocchiali o gli educatori, per evitare ad altri ragazzi il senso di frustrazione e di solitudine che avevo in parte provato io. Dopo tanti anni, il Signore mi ha dato questa opportunità.
L'esperienza dell'incontro è stata davvero meravigliosa. Ho trovato persone fantastiche, disposte a mettersi in gioco e ad ascoltare, pur sapendo che avrebbero passato probabilmente dei guai per questo. Per me è stato come fare un salto indietro nel tempo: confrontarmi con i ragazzi, con i loro dubbi, con le loro problematiche, a volte con le loro rigidità, mi ha fatto ripensare a come ero io alla loro età. È stata per me la prova del fuoco, ho messo in gioco veramente tutto me stesso, la mia storia, il mio cammino cristiano; mi sono reso conto che questo confronto, oltre che fare bene a loro, ha fatto bene soprattutto a me, mi ha fatto rimettere in discussione, mi ha aperto al dialogo, mi ha aiutato a pazientare e ad accettare meglio le imperfezioni della mia vita. E di tutto questo ringrazio Dio, Lui riesce sempre a trovare la strada per arrivare a me e per camminare con me, anche per vie totalmente impreviste; anzi, soprattutto per vie impreviste.
È incredibile come si riesca ad incontrare Dio nella propria ed altrui fragilità, è una cosa che tuttora ha il potere di stupirmi e che, nonostante i miei difetti ed i miei peccati, mi rinnova ogni giorno l'innamoramento per Lui. Ringrazio il Signore per tutti i momenti in cui mette in crisi le mie sicurezze: il cammino cristiano, ne sono convinto, è davvero un passaggio dalla certezza all'incertezza. E nell'incertezza c'è Dio.
Questa esperienza mi ha fatto riflettere anche sul concetto di fertilità. Per noi che non possiamo avere figli, l'essere fertile davvero può essere l'apertura ed il servizio per gli altri. È una cosa che finora avevo sperimentato, assieme al mio compagno, solo nell'accoglienza e nell'ascolto delle persone in difficoltà che arrivano nei nostri gruppi. Questo incontro mi ha aperto una nuova possibilità, di cui non avevo valutato appieno la portata. Dove che confronto c'è cammino, dove c'è cammino c'è conversione.

Marzo 2006

V.D.

Ieri sera avrei voluto scrivere, subito, per raccontare le emozioni di una serata unica che mai avrei sognato di vivere. Con viva emozione, negli occhi e nel cuore ci siamo trovati presso una parrocchia che ci ha contattato, insieme al parroco, e ai suoi 32 catechisti. Oltre al sottoscritto, c'era T. e G. della R.E.F.O.. La serata è stata pensata dal parroco per rispondere ad un quesito:

Omosessualità e fede. Non un approccio teologico, magisteriale, morale, ma l'ascolto dell'esperienza umana.


Abbiamo indicativamente seguito la scaletta che avevamo concordato, e dopo la brevissima introduzione di V. (la catechista che ci ha contatto), G., T.ed io abbiamo iniziato a parlare della nostra vita.
G. ha raccontato il suo percorso di vita e la sua esperienza all' interno della chiesa cattolica, in passato e della sua esperienza nella chiesa evangelica oggi. T. ha raccontato il suo percorso di vita e la sua appartenenze alla chiesa nonostante le difficoltà incontrate, infine io che ho parlato del gruppo (sommariamente della sua storia ventennale, delle sua iniziative presenti e passate) e della mia esperienza in parrocchia e nel gruppo stesso e nella chiesa.
Ci siamo dilungati circa un'ora su queste testimonianze poi abbiamo lasciato la parola ai catechisti.
Le reazioni sono state tutte di stupore nel sentire e vedere la "serenità" con la quale abbiamo parlato di Chiesa e del nostro stare nella Chiesa. Di come abbiamo scelto di "battezzare in Cristo" (espressione usata da un catechista) anche la nostra omosessualità, di non viverla fuori da Cristo. Ci hanno chiesto come sia stato possibile vivere la castità e l'affettività "omo-etero" (sottolineatura pertinente, giusto parlare di omoaffettività e non di omosessualità che sembrava confondere i discorsi, troppo e solo sul sesso.).
Ci è stato chiesto come la nostra fede ha caratterizzato la nostra vita e la nostra vita da omosessuali.
Ci hanno sollecitato a superare le logiche del gruppo e a poter essere presenti e testimoni nella chiesa.
Ci hanno invitato a restare nella chiesa e hanno parlato della loro difficoltà (l'intervento di un catechista adulto) nel superare retaggi e idee che di fatto escludono e chiudono le porte all'altro.
E' stata una occasione preziosa, quella di ieri, per la crescita personale e di gruppo che certamente è destinata a portare altri frutti. Gli stimoli che ci sono arrivati sono interessanti e saranno fecondi nelle altre occasioni che il buon Dio ci porrà sul nostro cammino.

Febbraio 2009

V.B. e T.M.

 
 

Giorni fa, andando alla Messa con il mio compagno, mi sono imbattuto in una ragazza che confabulava con alcuni di noi. Mai mi sarei aspettato che mi venisse prospettata un intervista per Matrix per parlare dei gruppi e degli omosessuali credenti! Ed un intervista con immagini, per giunta!
Ad essere sincero sono stato un po' restio all'inizio. Il clima che si respira a Roma da un po' di tempo non è dei migliori, ed andare a dire ad una telecamera "Ciao, mi chiamo Vincenzo e sono un omosessuale credente" mi sembrava un pelo azzardato, sia per me che per il mio compagno.
Comunque, parendomi una giusta causa, e soprattutto potendomi permettere più di altri di essere totalmente "pubblico", ho deciso di accettare.
All'inizio è stata dura: la telecamera blocca; cominci ad immaginarti dietro quell'obiettivo tutte quelle persone alle quali non avresti mai voluto raccontare cose intime della tua vita. Eppure sei lì.
Ho cercato di essere semplicemente me stesso, di raccontare la mia esperienza personale di Fede, il mio contatto con i gruppi e in special modo con la Sorgente, tutto ciò che mi ha cambiato letteralmente la vita in questi 11 anni. È stato come togliere un tappo, sono andato completamente a ruota libera senza nemmeno accorgermene! E così sono usciti i miei timori iniziali, il dualismo che vivevo in adolescenza, il riavvicinamento al Cristo ed ad un cammino che avesse una direzione, la mia esperienza di coppia e di coabitazione e la sua evoluzione negli ultimi dieci anni, il concetto di fertilità e di accoglienza, le belle esperienze fatte con le nostre due famiglie di origine, le speranze per il futuro, per noi e per il gruppo. E il tutto questo parlandone liberamente in mezzo alla strada, senza vergogna, con la gente che si è fermata ogni tanto ad ascoltare. Rispettosamente. Perché è vita vera.
Quando mi sono rivisto in televisione, se devo essere sincero, non mi sono piaciuto un granché! Ma non era questo lo scopo.
Ho visto che il Signore già ha messo in moto i suoi ingranaggi…
Al gruppo sono arrivate già due persone nuove che ci hanno conosciuto tramite la trasmissione.

Novembre 2009

V.D.