La Sorgente

Di fronte alla notizia dell'arresto di don Domenico Pezzini


Roma - Maggio 2010


Di fronte alla notizia dell'arresto di don Domenico Pezzini la prima reazione che proviamo è quella di una profonda costernazione e, subito dopo, di grande tristezza e smarrimento.

Vogliamo esprimere fraterna vicinanza ai gruppi della Fonte e del Guado che stanno vivendo questo brutto momento. Ma è un momento brutto e triste anche per noi.

Il nostro gruppo è nato a Roma venti anni fa su sollecitazione proprio di don Domenico Pezzini, che non ha mai fatto mancare nei nostri confronti la sua stima e la sua amicizia.

In questo cammino ventennale abbiamo imparato ad apprezzare il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede.

Abbiamo apprezzato i ripetuti interventi con cui ha saputo affrontare il tema dell'omosessualità declinando in maniera esemplare la fedeltà al Vangelo e il rispetto per le persone che la vivono in prima persona.

Abbiamo conosciuto i numerosi libri di spiritualità che l'hanno fatto diventare un conferenziere molto apprezzato non solo nella chiesa italiana, ma anche fuori d'Italia. Grazie a Domenico abbiamo fatto tanta strada in questi anni, e la luce nuova con la quale ha illuminato la vita e la fede di tanti omosessuali credenti non può essere offuscata in alcun modo.

Continueremo a testimoniarla e farla crescere nella chiesa e nel mondo.

Dichiariamo con fermezza la nostra opposizione e il nostro totale rifiuto ad ogni atto di violenza, ancor più abietto se perpetrato verso i più piccoli e i più indifesi: qualunque vittima di violenza e di abusi sessuali, specie se minore, ha e avrà sempre da noi totale solidarietà!

Manifestiamo altresì la nostra speranza che le istanze giudiziarie, svolgendo accuratamente il proprio lavoro,accertino al più presto la verità dei fatti.

Nel frattempo non possiamo non deplorare quello che si configura come una campagna mediatica che non rivela rigore nel riferire i fatti, divulgando notizie non confermate, facendo collegamenti a persone e fatti che sono approssimativi e impropriamente allusivi, e soprattutto non trattando con il dovuto rispetto e riserbo le persone coinvolte.

In attesa di conoscere la verità su questa vicenda dolorosa crediamo che la prima cosa che dobbiamo fare è quella di pregare, certi che si farà piena luce su tutta la vicenda.